| categoria: salute

Entro l’anno in Italia la prima pillola contro la sclerosi multipla

Arriverà entro fine anno in Italia la prima pillola contro la sclerosi multipla, una malattia di origine autoimmunitaria che nel nostro Paese fa registrare una diagnosi ogni 4 ore per un totale di oltre 60 mila pazienti, soprattutto giovani 20-40enni e donne (3 volte più colpite degli uomini). Al quinto meeting congiunto dei comitati europeo e americano per la ricerca e il trattamento della sclerosi (Ectrims/Actrims), in corso ad Amsterdam, la svizzera Novartis annuncia l’imminente debutto italiano del fingolimod, già autorizzato in Usa e Ue e somministrato finora a 25 mila persone nel mondo. Il prodotto inaugura una nuova famiglia di farmaci e sancisce il debutto della terapia formato compressa in una malattia che costringeva i pazienti a continue iniezioni o infusioni. Concesso in licenza da Mitsubishi Tanabe Pharma Corporation e sviluppato nei laboratori Novartis, fingolimod è il capostipite dei modulatori dei recettori della sfingosina 1-fosfato e funziona con un meccanismo innovativo: non distrugge i linfociti ribelli che aggrediscono la mielina, guaina che riveste e protegge i nervi, ma li sequestra nelle loro case. Confinati nei linfonodi, i globuli bianchi non possono viaggiare nel sangue e il danno infiammatorio si riduce. Il farmaco si assume una volta al giorno ed è autorizzato in Europa alla dose di 0,5 milligrammi per il trattamento della sclerosi multipla recidivante-remittente (85% delle forme), nei pazienti ad alta attività di malattia nonostante il trattamento con interferone beta, e nei malati in cui c’è urgenza di un intervento immediato perchè la patologia è particolarmente grave e a rapida evoluzione. Negli studi clinici «fingolimod ha dimostrato un profilo di efficacia significativamente superiore all’interferone beta», spiega ai giornalisti italiani Giancarlo Comi, fra gli sperimentatori della nuova pillola, direttore del Dipartimento neurologico e Istituto di neurologia sperimentale all’Irccs San Raffaele di Milano. «Ha dimostrato inoltre una tollerabilità ottima – aggiunge – e una sicurezza buona alla dose di 0,5 mg. Anche se »in generale le terapie orali sono più difficili da controllare, nel senso che a volte i pazienti sottovalutano l’importanza di assumere una compressa in modo costante – osserva Comi – la speranza è che la disponibilità di un trattamento molto più efficace e tollerabile possa aumentare anche l’adesione dei malati alla terapia»

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