| categoria: sanità

Medici in tribunale: solo in un terzo dei casi riscontrati errore e negligenza

Di tutte le cause che vengono avviate per responsabilità medica, solo in un terzo «c’è l’errore e la negligenza professionale del medico. In un altro terzo dei casi sono infondate senza alcun riscontro scientifico, e nel resto dei casi dipendono dalla rottura dell’alleanza terapeutica, magari da una mancata copertura psicologica del paziente, di un abbandono del paziente da parte della struttura sanitaria». A spiegarlo è stata Caterina Apostoliti, magistrato della V sezione civile del tribunale di Milano, durante il convegno sulla responsabilità medica organizzato dall’associazione Ippocrate. Per dare un’idea del fenomeno la segreteria regionale del Tribunale dei diritti del malato ha fornito alcuni dati sul fenomeno in Lombardia, che comunque «rappresenta un pò un’oasi all’interno del panorama italiano», come ha spiegato Paola Pellicciai del Tdm. «Nei primi 10 mesi del 2011 – precisa – abbiamo ricevuto quasi 700 segnalazioni, di cui 530 su presunti errori medici. Di questi, 71 sono stati inviati al nostro medico legale, che effettua una sorta di screening prima di indirizzarle al tribunale. Negli ultimi 5 anni il nostro medico legale ha ritenuto sostenibile un caso ogni 15, quindi circa 2-3 arrivano al giudizio legale. Cifre che più o meno riteniamo in linea con il trend delle regioni settentrionali e di Toscana ed Emilia-Romagna». Secondo il Tdm c’è un problema «di qualità percepita, un difetto di comunicazione». Per Romano La Russa, fondatore dell’associazione Ippocrate, «serve una maggiore regolamentazione del fenomeno e più coscienza deontologica da parte di medici, avvocati, assicurazioni e pazienti

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