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Top Jazz, vincono D’Andrea e Malaguti

Franco D'Andrea

Finalmente: è proprio il caso di dirlo. Il “Top Jazz” 2011, ossia l’annuale referendum indetto dalla rivista “Musica Jazz”, quest’anno sembra essersi scrollato di dosso una sorta di ipoteca che l’aveva appesantito negli anni scorsi sì da votare ai primissimi posti sempre i “soliti noti”.

Questa volta, come per incanto, ci si è accorti che il jazz italiano è molto più variegato e così si è dato spazio a figure assai meritevoli che in passato raramente erano riuscite ad emergere. Un esempio per tutti: il chitarrista Lanfranco Malaguti è da anni sulla cresta dell’onda, evidenziando un percorso stilistico quanto mai originale e personale, documentato da una serie di album uno più interessante dell’altro: ebbene, Lanfranco dopo aver vinto il referendum quale miglior nuovo talento oltre vent’anni fa, non era più riuscito ad affermarsi.

Tardivi anche i riconoscimenti a Franco D’Andrea che può a ben ragione considerarsi il mattatore assoluto di questa edizione dal momento che ha vinto in due categorie (miglior formazione e miglior tastierista/pianista), si è classificato secondo come musicista dell’anno, terzo nella categoria dedicata al miglior album con “Sorapis”, quarto come compositore/arrangiatore, e – caso più unico che raro – nella classifica dei gruppi oltre al primo posto ha occupato anche il quinto con il trio. Insomma un vero e proprio tripudio, quanto mai meritato, mentre se si scorrono le passate classifiche sembrava quasi che D’Andrea non fosse più in grado di esprimere il meglio di se.

Un’altra piacevole novità viene dalla classifica dedicata al musicista dell’anno che ha visto prevalere Rita Marcotulli; era dal 1982 che tale riconoscimento non andava ad una donna e se in Italia c’è una jazzista che merita questo premio, per l’originalità dell’ispirazione, la costanze, la serietà che ha sempre messo nella sua musica, questa è certamente Rita Marcotulli.

E diamo ora uno sguardo più da vicino alle varie classifiche. Il “Premio Arrigo Polillo” – miglior disco dell’anno – è andato ad “Around Ornette” del Giovanni Falzone Quintet edito da “Parco della Musica”; la scelta non è stata facile in quanto l’annata era stata contrassegnata da molti album di sicuro interesse tra cui “Tribe” di Enrico Rava classificato secondo, il già citato “Sorapis” e “In Sicilia una suite” di Giovanni Mazzarino.

La classifica del musicista dell’anno è una sorta di gota del jazz italiano presentando nell’ordine, alle spalle della Marcotulli, D’Andrea, Bollani, Fresu, Rava, Petrella, Bosso, Danilo Gallo, Falzone e Ottolini.

Per la formazione dell’anno, il primo premio è andato ex aequo ad un veterano (il già più volte citato D’Andrea) e ad un giovane vale a dire Livio Minafra con il suo quartetto che hanno preceduto “Tinissima” e il “Falzone quintet”.

Ancor più difficile la scelta del nuovo talento : l’ha spuntata per pochi volti Fulvio Sigurtà su Mattia Cigalini; più distanziato Claudio Filippini che, a nostro avviso, meriterebbe di più… così come Dino Rubino.

Nella classifica dedicata al miglior/compositore/arrangiatore non c’è stata invece storia: Dino Betti Van Der Not ha vinto con 138 punti mentre il secondo classificato, Maurizio Giammarco, ne ha avuti solo 44. Terzo Riccardo Brazzale.

Tra gli ottoni vittoria non scontata di Giovanni Falzone a precedere Petrella, Bosso e Aquino mentre Rava e Fresu sono stati un po’ abbandonati dai rispettivi sostenitori rispettivamente con 29 e 21 voti.

Nel comparto ance vittoria scontata di Francesco Bearzatti su Max Ionata e Francesco Cafiso mentre tra i tastieristi alle spalle di D’Andrea si sono classificati nell’ordine Giovanni Guidi, Stefano Bollani e Dado Moroni; in questa categoria figura anche Rita Marcotulli con 19 preferenze.

Tra i chitarristi bella affermazione del già citato Malaguti che ha preceduto altri due eccellenti musicisti quali Roberto Cecchetto e Maurizio Brunod, mentre qualcosa in più era attesa per Nicola Mingo autore di un eccellente album dedicato a Clifford Brown.

Giusto riconoscimento anche ad Enzo Pietropaoli che ha vinto tra i bassisti con largo margine su Rosario Bonaccorso e Paolino Dalla Porta mentre tra i batteristi il dominio di Roberto Gatto (per altro secondo) è stato infranto da Zeno De Rossi mentre un bel terzo posto è andato a Fabrizio Sferra a parere di chi scrive uno dei batteristi più immaginifici e originali che il jazz europeo possa vantare.

Tra i cantanti scontata affermazione di Maria Pia De Vito che si riconferma giustamente ai vertici dato che mai si è fermata sugli allori andando sempre a cercare nuove e più ardue vie espressive.

Infine nella categoria miscellanea primo il violinista Stefano Pastor sull’armonicista Max De Aloe e il flautista Massimo De Mattia; ottima quinta l’arpista Marcella Carboni.

Insomma un quadro abbastanza esaustivo di ciò che oggi rappresenta il jazz italiano anche se due musicisti avrebbero sicuramente meritato di più: Enrico Pieranunzi per gli splendidi album confezionati e Renzo Ruggieri per l’intrigante ed originale proposta dedicata all’Opera.

Gerlando Gatto

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