Tra forconi e bisonti (della strada). Monti salva l’Italia sacrificando gli italiani?

   Il nostro Paese è attraversato, in questi giorni, da una serie di proteste pesanti che potrebbero ulteriormente aggravarsi. A dar fuoco alle polveri sono stati gli autotrasportatori siciliani che hanno trovato facile esca nella situazione generale in cui versa l’Isola sia per l’incompetenza della locale classe politica sia per le normative comunitarie troppo spesso in contrasto con gli interessi del Sud. In questo clima di sfiducia si è affermato il movimento cosiddetto dei “forconi” quasi a ricordare le battaglie del macinato che tanta importanza ebbero per una più equa redistribuzione della ricchezza.   Affievolitasi la protesta sul territorio siculo, la stessa si è immediatamente trasferita sulla terra ferma assumendo toni ancora più aspri: gli autotrasportatori hanno praticamente bloccato il Paese e non sono mancati incidenti uno anche mortale; e agli autotrasportatori si sono aggiunti i pescatori venuti a protestare pesantemente a Roma. Ma come stanno le cose? Perché queste categorie protestano?   Purtroppo abbiamo l’impressione che Monti si stia dando un gran da fare per salvare l’Italia… magari sacrificando gli italiani. E’ vero, le misure adottate stanno ottenendo favorevole accoglienza sul piano finanziario internazionale ma se non si muove l’Europa nel suo insieme dalla crisi non si esce. E intanto, sul piano interno, le misure varate pesano già pesantemente (e ancor più lo faranno nei prossimi mesi) sui bilanci familiari, con il rischio che tutto alla fine si riveli inutile.

   In questo quadro cerchiamo di chiarire meglio i termini della questione che riguarda l’autotrasporto. Nel nostro Paese il trasporto delle merci su gomme è inferiore solo a quello che si registra in Gran Bretagna, mentre è di gran lunga superiore a quello di Francia, Germania e Spagna, situazione questa ben nota a tutti. Ciò significa che il livello dei prezzi dipende anche dai carburanti nel senso che un rincaro di questi ultimi ha effetti immediati sull’inflazione. Ebbene, nel disperato tentativo di fare cassa, anche il Governo Monti ha fatto ricorso ad una misura usata e abusata: aumentare il prezzo dei carburanti; al riguardo c’è da chiarire come, nel nostro Paese, il prezzo così alto di petrolio e gasolio non deriva dal prezzo cosiddetto “industriale” (vale a dire dal prodotto così come esce dalla raffineria) ma dalle accise ossia dalle tasse che lo Stato impone su questi prodotti. Così il Governo Monti ha varato un rincaro di 8,2 centesimi al litro per la benzina verde e di 11,2 centesimi per il gasolio, il che si traduce in un maggior costo ogni mille litri rispettivamente di 704,2 e 591,2 euro. Ora, se ci si riflette un attimo, la situazione è abbastanza paradossale: gli autotrasportatori pagano le tasse sul reddito come tutti ma in più devono pagare altre tasse (in costante aumento) sui mezzi che servono per produrre reddito vale a dire il carburante. Ma non è finita ché a ciò bisogna aggiungere l’aumento dell’IVA, l’aumento dei pedaggi autostradali e l’incremento delle addizionali regionali IRPEF. Insomma una bella botta che viene a gravare su una categoria non simpatica ai più (per via dello sconsiderato comportamento di pochi sulle strade) ma che stava già vivendo momenti di grave difficoltà dovuti anche al ritardo nei pagamenti. Era stato chiesto a Monti di anticipare la disciplina europea secondo cui, a partire dal 2013, si dovrà far fronte ai propri impegni entro 30 giorni… ma anche da quest’orecchio il Governo non ha sentito. Di qui una situazione davvero drammatica che ha portato alla chiusura di molte piccole aziende, spesso uni-personali.  Quasi identica la situazione dei pescatori vessati da norme europee che definire inadeguate è un eufemismo.  A questo punto che fare? Fermo restando che le manifestazioni di violenza vanno condannate sempre e comunque (e non a corrente alternata come fanno alcuni) crediamo che il Governo debba prendere in seria considerazione tali problematiche: se la tiri troppo, la corda si spezza… con quali conseguenze è fin troppo facile immaginare.


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