Roma città violenta e disperata. E lo Stato resta a guardare. Impotente

La sequenza è impressionante, la progressione degli episodi di violenza è impressionante. Roma sta diventando una città di frontiera, dove si può traquillamente giustiziare un avversario alle due del pomeriggio e per strada. Altro che Far West. Se non si può ancora dire che la città ha paura ci si va comunque molto vicini. Non si può continuare a parlare di fenomeni circoscritti, di guerra tra bande, gli episodi degli ultimi giorni sono slegati l’uno dall’altro, hanno un unico denominatore comune, la morte violenta. E’ il valore della vita che è venuto meno? E’ il codice d’onore che si è cancellato?E’la disperazione? Tutte queste cose insieme. Si può dire che  gli slavi, i rumeni sono portati a farsi giustizia da sé, ad usare la violenza, si può parlare dei nomadi, degli zingari, delle bande che si affrontano per il mercato della droga.  Tutto nel calderone. La città è insicura e la gente è preoccupata, impaurita. Ma anche irritata, frustrata. Le forze dell’ordine sono poche e utilizzare per proteggere i palazzi del potere e i potenti; i vigili pensano alle multe delle auto in divieto di sosta, occupazione legittima e tranquilla. Manca il cambio di passo, il segnale che si può fare in modo diverso, le azioni dimostrative di una notte non tranquillizzano, anzi, accrescono il senso di frustrazione dei cittadini. Che non sanno più a chi rivolgersi. Era quasi meglio ai tempi della banda della Magliana. Lo Stato deve farsi avanti e far vedere che c’è.


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