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Responsabilità civile dei giudici, governo battuto a sorpresa alla Camera

Il governo è stato battuto sull’emendamento del leghista Gianluca Pini che prevede la responsabilità civile dei magistrati. I voti a favore sono stati 261, 211 i contrari. L’esecutivo aveva espresso parere contrario all’emendamento che prevede, in particolare, che “chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento” di un magistrato “in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni o per diniego di giustizia”, possa rivalersi facendo causa allo Stato e al magistrato per ottenere un risarcimento dei danni. A pagare sarà dunque la toga. Ovviamente, il testo deve ancora avere l’ok del Senato. Immediata la polemica politica, col Pd che accusa il Pdl e la Lega di aver messo in atto un trucco e Di Pietro che afferma: “E’ una vendetta contro i magistrati”. E in serata la questione è diventata uno dei temi del vertice tra il presidente del Consiglio Mario Monti e i segretari dei partiti Angelino Alfano (Pdl), Pier Luigi Bersani (Pd) e Pier Ferdinando Casini (Udc): il quale avrebbe spiegato di “comprendere” le difficoltà dei partiti, ma sottolineando come non si possa esagerare per non rischiare di compromettere il percorso dei provvedimenti in cantiere, a cominciare dalle liberalizzazioni e dalla riforma del mercato del lavoro. Il vertice, ufficialmente convocato da tempo per fare il punto sulla strategia europea del governo, è diventato l’occasione per riflettere anche sui rapporti tra governo e maggioranza dopo lo scivolone parlamentare di oggi.. Il ministro della Giustizia Paola Severino commenta a caldo l’esito del voto: “Il Parlamento ha votato ed è sovrano, ma confidiamo che in seconda lettura si possa discutere qualche miglioramento perchè interventi spot su questa materia possono rendere poco armonioso il quadro complessivo”. “Ci sarà una seconda fase”, aggiunge. L’auspicio è che “ci siano gli spazi per un’ulteriore riflessione sul tema, per riaprire il dialogo e verificare se vi siano soluzioni diverse”. Quanto alla posizione dell’esecutivo che oggi è andato sotto alla Camera, il Guardasigilli, conversando con i giornalisti, spiega che “se l’emendamento si fosse limitato ad avere come unico oggetto il contenuto della sentenza comunitaria, la posizione del governo penso sarebbe stata quella di presentare un proprio emendamento avente quell’oggetto”. Ma il testo andava “oltre i contenuti della sentenza comunitaria ed era doveroso far presente che vi fosse della materia estranea”. Era un dovere “ineludibile” del governo che oggi ha dato, conformemente al relatore, parere contrario alla proposta della Lega.. Luca Palamara e Giuseppe Cascini, presidente e segretario dell’Associazione nazionale magistrati, parlano di “una forma intimidatoria e di vendetta verso il libero esercizio della funzione di giudice”, nonché di “un ennesimo tentativo di risentimento e di ritorsione” nei confronti della magistratura. “E’ una norma incostituzionale – rileva Cascini – in contrasto con i principi più volte affermati dalla Corte di Giustizia europea”, una “mostruosità giuridica”che il Senato dovrà cancellare. “Convocheremo per martedì prossimo un comitato direttivo centrale straordinario – annuncia Palamara in una successiva dichiarazione – per decidere sullo stato di agitazione e sullo sciopero contro la norma approvata oggi”. Per Bersani, il voto di oggi è “inaccettabile”, un “gesto di totale irresponsabilità perché una questione importante non può essere affrontata così: è una risposta sbagliata nel metodo e nel merito”. Il segretario del Pd accusa il Pdl di aver usato “un vecchio trucco”: “ha annunciato una cosa e ne ha fatta un’altra”. E’ per questo che a suo avviso l’esecutivo deve chiarire con le forze che lo sostengono che non possono tenersi le “mani libere”. “Il governo ora deve porsi un problema, non può esserci chi lo sostiene con fermezza e lealtà e chi si tiene le mani libere”, avverte Bersani, secondo il quale “serve un chiarimento, al Senato la norma va corretta, non possiamo assistere al riemergere di vecchie maggioranze che si parli di Rai o di giudici”.. “Alla Camera – commenta Antonio Di Pietro – si è commesso l’ennesimo delitto, una vendetta e un ammonimento contro i magistrati”. E avverte: “Ho paura che questa volta, dopo vent’anni, non ci sarà solo una Mani Pulite giudiziaria, ma una nuova Mani Pulite del popolo che alzerà i forconi”. Per il leader dell’Idv a Montecitorio si è consumato “un atto di vendetta, un’ammonizione ai giudici perché si limitino a fare i notai e i passacarte”. “E’ stata una prevaricazione incostituzionale – continua Di Pietro – nei confronti della magistratura. Sotto Monti è avvenuto ciò che neppure Berlusconi era riuscito a fare. Dietro il voto segreto una maggioranza oscura ha compiuto un atto da P2 parlamentare. Ci sono almeno 50 traditori che hanno votato in modo diverso rispetto ai loro gruppi. Idv, Pd, Udc e Fli eravamo contrari”. L’ex Pm invita poi il Presidente della Repubblica a un attento vaglio del provvedimento: “Napolitano ci pensi prima di firmare”, è l’invito di Di Pietro.
Il testo rivede la legge del ’98 prevedendo che “chi ha subito un danno può agire contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale. Costituisce dolo il carattere intenzionale della violazione del diritto”. Il testo stabilisce che “ai fini della determinazione dei casi in cui sussiste una violazione manifesta del diritto, deve essere valutato se il giudice abbia tenuto conto di tutti gli elementi che caratterizzano la controversia sottoposta al suo sindacato con particolare riferimento al grado di chiarezza e di precisione della norma violata, al carattere intenzionale della violazione, alla scusabilità o inescusabilità dell’errore di diritto”. Il costo è previsto di 2,45 milioni per il 2011 e 4,9 milioni a regime a decorrere da quest’anno.
L’aula della Camera ha successivamente approvato la legge comunitaria 2011 con 326 sì, 21 no e 43 astensioni. Si erano dichiarati contrari solo i deputati del gruppo Idv. Il provvedimento passa ora all’esame di Palazzo Madama.

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