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Celentano attacca di nuovo i giornali del Vaticano: “Non devono fare politica, ma parlare di Gesù”

 

Ecco il testo dell’ intervento del Molleggiato alla finalissima dell’Ariston

 

Adriano Celentano nella serata finale della Kermesse sanremese attacca di nuovo "Famiglia Cristina e Avvenire"

Arriva puntuale alle 22.45. Il pubblico in delirio. Lo share s’innalza e tocca punte stratosferiche su Rai1. La controffensiva su canale 5 d’altro canto era di tutto rispetto, il film “Il codice da Vinci”, strano link con il discorso di Celentano, era una corazzata. Il film tratto da un libro di Dan Browne mette in risalto la crisi della Chiesa cattolica e ipotizza una figlia di Gesù con Maria Maddalena che mette al mondo una bimba di nome Sara che sarebbe l’incarnazione del figlio di Dio. Torniamo al Molleggiato. Acclamato dal pubblico, arriva cantando in modo straordinario 13 women.  Solo una voce dal pubblico osa gridare  “predicatore!”, per il resto la platea e la galleria dell’Ariston era visivamente e acusticamente rapita dalle parole di Adriano Celentano. «La corporazione dei media si è coalizzata contro di me, neanche avessi fatto un attentato allo Stato. Fra quei quattro, cinque che mi hanno difeso mi ha colpito don Mario, un prete che ho visto da Mara Venier. Grazie, don Mario, tu hai capito ciò che i vescovi hanno fatto finta di non capire. Perfino Travaglio, che sembrava aver capito, non ha resistito e ha voluto affondare il coltello nella piaga. Non la mia, la vostra piaga. Perché è la vostra piaga che diventa sempre più profonda in quanto vi distolgono dal capire. E allora cosa fanno: affinché possiate non capire: dal contesto del mio discorso estrapolano una frase cambiando anche il modo dei verbi».

«Ma io – prosegue Celentano – sono venuto qui a fare quattro chiacchiere con quei sedici milioni che hanno visto il festival di Morandi e per parlare del significato della vita, della morte, di quel che viene dopo, della straripante fortuna che voi noi abbiamo avuto per essere nati. Dunque divertirci a fantasticare su dove e come sarà il Paradiso. E’ chiaro che per quanto la nostra fantasia possa essere elevata, non riusciremo mai a immaginare la grandiosità di quel che ci aspetta. Quel che desideriamo sulla Terra non è che una particella in confronto a quel che il Padre nostro ci ha preparato. Noi ci allontaniamo, invece dovremmo cercare di tracciare una linea del suo carattere per capirne, anche se lontanamente, i tratti del suo volto, fare una specie di gara per vedere chi si avvicina di più al suo identikit. Non importa se nessuno di noi ha mai visto Dio, ma sarà interessante per conoscerci e capire che l’unica via non interrotta è la sua».

«E’ su questi temi che dovrebbe basarsi un giornale che ha la presunzione – dice il cantante- di chiamarsi Famiglia Cristiana o anche L’Avvenire ma loro parlano di politica, della politica del mondo anziché della politica di Dio perché Gesù era un politico come lo era Giuda per altri fini. Gesù apriva il suo cuore ai bisognosi mentre Giuda voleva sfruttare la potenza del figlio di Dio a fini consumistici ma soprattutto per la sua sete di potere. E quando dico che Famiglia Cristiana e Avvenire andrebbero chiusi definitivamente non significa esercitare una forma di censura”. Il pubblico fischia e dice “basta”, e uno grida “predicatore”. «Perché dite basta – chiede lui – dovreste farmi finire di parlare, magari c’è qualcosa di interessante anche per voi. Io non ho il potere di chiudere un giornale come qualcuno che invece non ha esitato a chiudere qualcosa. Se i giornali fossero miei io non li chiuderei ma mi affetterei a cambiare la loro impostazione. Siamo in democrazia e io ho espresso un mio desiderio, per me potete anche stare aperti ma almeno cambiate la testata. Parlare di Dio non significa soltanto scrivere – certo quella è la base – ma significa mettere insieme una équipe di validi disegnatori per illustrare la storia dei profeti, degli apostoli, della politica di quei giorni facendo un parallelo con la politica di oggi. La vita di Gesù deve essere un metro infallibile che non può ridursi alla sola predica della domenica ma deve essere supportata da una presenza quotidiana che ci aiuti a riflettere. E questo significa far rivivere nei cuori di chi vi legge la figura di Gesù. Adesso potete fischiare». Invece tutti si alzano in piedi e applaudono. (Reda)

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