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Il carabiniere-eroe, l’esercito invocato da Maroni. Ci deve pur essere un altro modo di manifestare

L’Italia è un paese che ha bisogno di eroi, positivi o negativi che siano, per concentrare su loro interesse, tensioni, frustrazioni, overdose emotive. Ha crocefisso Schettino, il comandante della nave crociera che ha portato al massacro ora esalta – giustamente – il carabiniere che in Val di Susa ha resistito agli insulti pesantissimi e alle provocazioni dei manifestanti anti-Tav evitando di reagire e di aggravare la situazione. Il comportamento esemplare è stato sottolineato dal ministro degli Interni Cancellieri e da altri esponenti delle istituzioni. Sullo sfondo, dietro ai personaggi da sbattere in copertina, ci sono realtà pericolose, deteriorate, inaccettabili. Che la Costa abbia qualcosa sulla coscienza in termini di controlli e  sicurezza è confermata dalla grottesca vicenda dell’altra nave della compagnia miseramente trainata da un peschereccio nell’Oceano Indiano. Che la questione Val di Susa sia determinata da una serie di incrostazioni imbarazzanti di natura politica, economica e quant’altro è risaputo. Ed è inaccettabile che quel carabiniere e i suoi colleghi siano costretti a misurarsi in un clima di guerriglia con degli avversari determinati e aggressivi senza poter fare il loro lavoro. Quale che sia la ragione e il torto, in quel contesto, ogni violazione di legge va contestata e sanzionata nelle sedi e nei modi adeguati. Se ci sono dolo,malversazioni, interessi trasversali accertati e punibili nella operazione Tav gli organi competenti dovrebbero poter fare il loro lavoro. Ma blocchi stradali, violenze, insulti, aggressioni e peggio non dovrebbero essere tollerati in alcun modo e per nessun motivo. Ed è un vezzo invece che si scambi la libertà di dimostrare e di esprimere un dissenso con la possibilità di fare tutto e il contrario di tutto. La guerra della Tav è fatta da professionisti della tensione e della guerriglia urbana, alcuni di quei personaggi vagano da mesi in ogni luogo di possibili scontri, erano a Roma in quel giorno drammatico e disperato, saranno altrove alla prima occasione. Lo Stato si contrappone ma mai in modo risolutivo. Non si può rispondere alla violenza con la violenza, bisogna usare tattica e strategia, ma forse qualche integrazione legislativa che porti a pene severissime e senza sconti a chi commette quel tipo di reati non sarebbe male. Maroni invoca l’intervento dell’esercito, qualcuno potrebbe anche dargli ragione. Ci sono, ci devono essere altri sistemi per contestare.

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