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Trecento prodotti agricoli laziali avranno il marchio di qualità

 Dal pomodoro spagnoletta del Golfo di Gaeta al pecorino di Amatrice; dall’asparago verde di Montalto di Castro e Canino al carciofo di Sezze; dall’olio extravergine d’oliva diffuso in quasi tutta le province al vitellone di Itri; dal formaggio Squarquaglione dei Monti Lepini al Broccoletto di Anguillara; dai vini alle castagne e le nocciole della Tuscia: sono alcuni degli oltre 300 prodotti tipici e tradizionali che potranno fregiarsi del marchio di qualita’ istituito dalla Regione con la legge sulla tracciabilita’ approvata oggi all’unanimita’ dall’assemblea della Pisana. ”Si tratta di una legge importante che va nella direzione di garantire qualita’ e sicurezza dei nostri prodotti, con un’attenzione particolare agli agricoltori e a chi compra e consuma” ha commentato il presidente della Regione Lazio Renata Polverini. ”Con questo provvedimento – ha aggiunto – valorizziamo i prodotti provenienti da una filiera tutta regionale, dalla materia prima al prodotto finito, anche attraverso un marchio regionale di qualita’ che racchiuda sotto lo stesso segno le eccellenze del Lazio”. Secondo il presidente del consiglio regionale Mario Abbruzzese l’approvazione da parte dell’Aula della legge ”assicura ai consumatori una qualita’ dei prodotti agricoli ed agroalimentari sempre maggiore, attraverso la tracciabilità della filiera”. Ad avviso di Abbruzzese sono particolarmente importanti anche ”i richiami alle attivita’ di educazione alimentare e il finanziamento di corsi per assaggiatori utili a promuovere i prodotti della regione a livello nazionale ed internazionale”. Le aziende interessate alla nuova legge sono circa 98mila (55mila iscritte alle camere di commercio), le attivita’ sono svolte in netta prevalenza dal conduttore o dai familiari. La superficie agricola totale regionale e’ di 1.1723.600 ettari, quella utilizzata (cioe’ destinata a coltivazione) e’ di 648.470 ettari, pari al 37,6% della superficie totale (dati ISTAT 2010).

Gli occupati in agricoltura sono circa 200mila tra dipendenti e indotto. L’incidenza del settore agroalimentare sul valore aggiunto totale del Lazio, dove la struttura economica e’ incentrata sul terziario, si attesta al 2,6%, di cui l’1,5% attribuito al settore agricolo e l’1,1% all’industria alimentare. Il fatturato medio ammonta a 2.646 milioni di euro.

Il 24% della produzione e’ dato da patate e ortaggi (in particolare da pomodori e zucchine). Seguono le carni (principalmente quelle bovine, con un fatturato di 160 milioni di euro). Al terzo posto la frutta con il 12% (i kiwi sono al primo posto con 100 milioni di euro di fatturato, seguiti da uva e vino con un fatturato di quasi 40 milioni di euro). Infine il latte vaccino e bufalino, il cui fatturato che sfiora i 250 milioni di euro). Il Lazio contribuisce alla bilancia agroalimentare nazionale per il 6% (circa 2000 milioni di euro) delle importazioni e per circa il 2,5% (oltre 600 milioni di euro) delle esportazioni. Il settore partecipa alla bilancia agroalimentare della regione per circa il 45% dell’import e per il 25% dell’export.

I prodotti regionali DOP E IGP sono 13 con un fatturato alla produzione di quasi 800 milioni, pari al 14% del totale nazionale e di circa 600 milioni al consumo, pari al 6% del totale nazionale. A questi si aggiungono circa 300 specialita’ tradizionali e tipicita’ locali, un quinto dei quali concentrati nella Tuscia, iscritte nell’apposito registro istituito dal ministero per le Politiche agricole. ”Da oggi nel Lazio la tracciabilita’ e’ legge. Il provvedimento approvato rappresenta uno strumento fondamentale per rilanciare l’economia agricola e sostenere le numerose aziende presenti sul territorio che realizzano prodotti di alta qualita” ha detto l’assessore alle Politiche Agricole Angela Birindelli. La nuova normativa, ad avviso di Birindelli, favorira’ ”un modello di sviluppo innovativo che, nell’ottica di una moderna agricoltura multifunzionale, rilancera’ il territorio come vero valore aggiunto dei nostri prodotti agricoli e principale volano di crescita per il turismo rurale ed enogastronomico”.

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