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Memoria prospettica nella malattia di Parkinson: alla ricerca di risposte dalla ricerca traslazionale

La riduzione della capacità di ricordare di eseguire determinate azioni nel futuro – ciò che intendiamo con il termine memoria prospettica – come ad esempio pagare una bolletta prima della scadenza, assumere una medicina ad un determinato orario, consegnare un documento ad una persona quando la incontriamo e così via, può rappresentare una manifestazione di una riduzione fisiologica delle risorse attentive in relazione a condizioni di stress psicofisico cui in diversi momenti della nostra vita possiamo essere sottoposti.

In considerazione di ciò, non stupisce il frequente riscontro di difficoltà come quelle sopra elencate in persone che soffrono di malattie che coinvolgono il sistema nervoso centrale. Negli ultimi anni un crescente interesse è stato rivolto allo studio della memoria prospettica nelle persone con malattia di Parkinson. I dati disponibili indicano che queste persone hanno più difficoltà di soggetti senza malattie neurologiche ad eseguire test di memoria prospettica. Nonostante questa evidenza, scarsi sono stati i tentativi finora condotti al fine di individuare trattamenti efficaci per migliorarne il funzionamento. E’ questo un punto particolarmente critico poiché, come è facilmente intuibile, disturbi in questo ambito possono influire in modo significativo con il regolare svolgimento delle attività della vita quotidiana del paziente che ne è affetto.
Un gruppo di ricercatori del laboratorio di Neurologica clinica e Comportamentale dell’IRCCS Fondazione S. Lucia, il cui responsabile è il Prof. Caltagirone, sta attualmente cercando delle risposte alla domanda: “E’ possibile migliorare le capacità di memoria prospettica delle persone con malattia di Parkinson attraverso un training cognitivo?”. Ieri, 15 marzo, il gruppo di ricerca si è riunito per discutere la questione in modo analitico e progettuale. Gli esiti della riunione appaiono molto promettenti. E’ stato infatti strutturato un progetto di ricerca di cui sono state anche delineate le fasi di attuazione. In particolare, il progetto di ricerca avrà l’obiettivo di verificare, in persone con malattia di Parkinson, l’efficacia di un intervento di riabilitazione della abilità di flessibilità cognitiva sulle capacità di memoria prospettica. Il progetto, inoltre, prevede la raccolta e l’analisi di dati biologici e neuroradiologici al fine di verificare se una eventuale modificazione delle abilità cognitive è associata a variazioni di parametri neurobiologici. Il progetto avrà inizio successivamente all’approvazione dello stesso da parte del Comitato Etico cui sarà sottoposto nella prossima seduta utile.
C’è molta fiducia nella possibilità di trovare delle risposte positive dai risultati del progetto qui descritto che, di fatto, essendo una delle prime ricerche finalizzate alla verifica dell’efficacia degli interventi di riabilitazione cognitiva nella malattia di Parkinson, può anche costituire uno stimolo importante per alimentare l’interesse della comunità scientifica in questa area della ricerca clinica.
Antonella Peppe

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