| categoria: Roma e Lazio

Sos Confesercenti, a Roma consumi come 30 anni fa. Crollo di carne, latte e uova

«Crollo dei consumi e delle vendite del commercio al dettaglio» a Roma. A lanciare l’allarme è la Confesercenti capitolina che, «soprattutto per i piccoli esercizi, stima una perdita reale del 14%. I consumi tornano a 30 anni fa». Di qui l’appello del presidente dell’associazione Valter Giammaria al Governo e alle istituzioni loacali «per maggiore equità ed attenzione; semplificazioni, un’Equitalia più equa e meno vessatoria; una vita sicura per le nostre imprese». «La spesa delle famiglie, ad esempio, si riduce per tutti i prodotti con alcune variazioni molto significative – spiegano dalla Confesercenti -: – 8% olii e grassi, -6% carne, -6% latte, formaggi e uova, -7% bevande alcoliche. Nelle pmi di distribuzione alimentare di vicinato, secondo nostra stima, si contano contrazioni dei consumi, nel primo trimestre 2012, del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una situazione drammatica che si riflette nella diminuzione, nel triennio appena trascorso, del numero di imprese: nel nostro territorio, hanno chiuso i battenti ad oltre 15 imprese, con una perdita di 50 mila occupati in meno rispetto al periodo precedente. Nei primi due mesi dell’anno in corso hanno già chiuso 500 aziende con una diminuzione di occupati di 2000 addetti e ben oltre il turn over del 30%». «Anche sul fronte del credito – proseguono – la situazione appare molto grave con il peggioramento della solvibilità, un incremento delle sofferenze che dal 2008 ha registrato un + 25,7%. Un quadro ancora più problematico se osserviamo che vi è una difficoltà di accesso al credito con un 30% di domande che vengono respinte e la richiesta di rientro dagli scoperti di conto. Anche il comparto turistico sta subendo pesanti contraccolpi che fanno registrare per la ristorazione e pubblici esercizi un calo di fatturato tra il 15 ed il 20%, ed un 30% nel settore alberghiero che, nonostante i maggiori afflussi, si trova di fatto a svendere i propri prodotti e servizi». «Un quadro davvero difficile, in cui il fatto di cercare di sopravvivere non è cosa semplice, è ulteriormente aggravato dalle scelte fiscali fatte dal Governo nazionale: una piccola imprese si troverà a sborsare, grazie ai contributi sociali, costi amministrativi, Imu, nuova Tassa rifiuti e Iva, oneri aggiuntivi di oltre 4.430 euro in più all’anno».(

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