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Legge elettorale, il Pdl frena sul doppio turno. Torna il Porcellum ritoccato

«Aspettiamo un attimo a dire che prende quota il doppio turno. Fino a ieri c’era la bozza Violante, ora non va più bene. Chissà domani cosa spunta…». Francesco Rutelli, ieri, frenava così il ritorno in auge dell’ipotesi doppio turno parlando con i cronisti alla Camera. E, in effetti, le carte sono di nuovo rimescolate. Oggi, all’indomani del vertice notturno con Silvio Berlusconi, una fetta di Pdl torna a proporre il ‘Porcellum’ corretto. Soluzione caldeggiata tempo fa e poi messa in sordina visto l’avanzare del lavoro sulla bozza Violante-Quagliariello. La proposta è sottoscritta da Giorgia Meloni e Guido Crosetto. Piace a Renato Brunetta. Ma non convince Fabrizio Cicchitto che si schiera contro il doppio turno e contro il Porcellum ritoccato. Insomma, i punti di vista sono diversificati nel Pdl. Non è una novità, semmai una conferma, ma certo rende ancora più sfumati gli orizzonti temporali di una possibile riforma. Ignazio La Russa, incaricato del Pdl al tavolo della legge elettorale, chiede una moratoria. Conferma che la bozza Violante rischia di andare in soffitta, ma il coordindatore Pdl invita anche a «far sedimentare un pò le emozioni dopo il risultato elettorale» prima di nuove mosse. Per la Lega dietro ai tentennamenti in realtà la voglia di lasciare intatto il Porcellum. L’Idv con Antonio Di Pietro continua a battere su una riforma, simil-Mattarellum, sulla scia delle richieste referendarie. «Democrazia, meritocrazia, partecipazione». È la ‘targà che Giorgia Meloni mette alla proposta di parte del Pdl per una modifica della legge elettorale che porta il nome di Roberto Calderoli, quel ‘porcellum’ che forse non sarà sostituito da un nuovo sistema ma che con questa modifica (sottoscritta, fra gli altri, da Guido Crosetto, Fabio Rampelli, Salvatore Cicu, Enrico Costa) consentirebbe di preservare il bene primario del bipolarismo. «La legge com’è attualmente -afferma in conferenza stampa alla Camera- mortifica la dignità del parlamentare, e allora noi proponiamo di cambiarla, introducendo il voto di preferenza per il 70% degli eletti, lasciando il restante 30% ad una lista bloccata», ma ‘certificatà: nel senso che starà ai partiti dichiarare che quel 30% della parte bloccata della lista sono stati selezionati con il metodo democratico delle primarie. «D’altronde -aggiunge- non si capisce perchè le preferenze sarebbero fonte di problemi e ‘inquinamentò per i parlamentari mentre non lo sono per l’elezione degli europarlamentari e consiglieri a livello locale». Per l’ex ministro della Gioventù, «il pregio della legge Calderoli va preservato: il diritto dei cittadini di indicare il premier e di scegliere coalizione e programma». Anche il premio di maggioranza del Senato cambierebbe, e verrebbe calcolato a livello nazionale. Alla domanda se sia una proposta contrapposta a quella su cui lavorano Quagliariello e Violante, Meloni replica: «Non ho mai nascosto il mio scetticismo su quella proposta e nelle sedi di partito ho dichiarato che non avrà la mia condivisione. Guido Crosetto è tra i sottoscrittori della proposta Meloni. Sostiene il ritocco al Porcellum e scommette che anche Silvio Berlusconi non sarebbe contrario. Semmai vede difficile un via libera del Cavaliere al doppio turno: «Non ho parlato nelle ultime ore con Berlusconi, ma avendolo fatto negli ultimi 11 anni, voglio vederlo dirsi a favore di un modello a doppio turno alla francese. Al secondo turno -spiega Crosetto- notoriamente i nostri elettori vanno a votare con difficoltà, quindi troverei strano se a Berlusconi piacesse il doppio turno». E il senatore Pdl, Lucio Malan, ne fa anche una questione di costi: «Introdurre il doppio turno costerebbe quanto portare la Camera da 630 a 1058 deputati», spiega rifacendosi ai calcoli fatti dal Pd «tre anni fa per ottenere l’accorpamento dei referendum sulla legge elettorale alle consultazioni europee e amministrative». Nella variegata galassia pidiellina c’è poi Maurizio Lupi che invece di Porcellum non vuol più sentir parlare:«Già una legge che si chiama Porcellum va ovviamente cambiata». Per il vicepresidente della Camera però non deve essere perso «il buono che c’è» nell’attuale sistema: «La scelta del presidente del Consiglio e della coalizione che governa e aggiungere la possibilità di scelta dei parlamentari in modo da non creare un Parlamento di nominati. Questo è quello che si deve fare . Osvaldo Napoli torna invece a caldeggiare il sistema dei comuni con l’elezione diretta del premier così come avviene oggi per i sindaci. Il modello del ‘sindaco d’Italì per interdersi. «Con l’elezione diretta dei sindaci, i comuni italiani sono entrati in una fase di stabilità politica quale mai prima avevano conosciuto. Quel meccanismo, con i dovuti adattamenti, dovrebbe essere riproposto su scala nazionale per riportare ordine e chiarezza in equilibri istituzionali logorati dal tempo e dalle ricorrenti mediazioni politiche». C’è poi Altero Matteoli che invita tutti a darsi una calmata: «Vedo una frenesia eccessiva e ingiustificata sia sulla modifica della legge elettorale che sulla questione dei rimborsi elettorali ai partiti. È velleitario pensare che i voti dei cittadini si possano sostituire o recuperare con un qualche marchingegno elettorale come trovo molto sbagliato che si dimezzino i rimborsi ai partiti sulla spinta delle campagne di stampa», sottolinea. Quanto al Pd, oggi, si tiene fuori dal dibattito. Ieri sera al coordinamento del partito, Pier Luigi Bersani, ha accennato alla riforma elettorale e al doppio turno. Ma la discussione è stata rinviata a dopo i ballottaggi. Oggi Massimo D’Alema conferma in un’intervista di ritenere «saggio ripensare alla discussione » sulla legge elettorale «per promuovere un sistema a doppio turno». Antonio Di Pietro boccia l’idea: «Noi non possiamo certamente accettare la legge elettorale ad hoc a cui i partiti sconfitti stanno pensando per cercare di rimanere in vita. Per noi bisogna ripartire dallo spirito referendario e cioè dal Mattarellum

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