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Elisa Claps, storia senza fine: rischio processo per 2 donne medico

La storia senza fine di Elisa Claps, la studentessa di Potenza scomparsa nel 1993 e trovata uccisa 17 anni dopo nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinita’ del capoluogo, propone due nuovi capitoli: il primo riguarda il ritrovamento del cadavere, avvenuto ”ufficialmente” il 17 marzo 2010 ma ”avvistato” gia’ alcune settimane prima; il secondo gli esami genetici eseguiti sugli abiti della vittima.

In primo piano le figure di due donne, Annalisa Lo Vito e sua madre Margherita Santarsiero, che erano addette alle pulizie della chiesa della Santissima Trinita’, indagate per false dichiarazioni al pubblico ministero; e di un noto medico genetista, Vincenzo Pascale, docente all’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore, finito sotto inchiesta per la perizia che escluse la presenza di tracce di Dna del presunto assassino sugli abiti di Elisa. A loro la Procura di Salerno ha fatto notificare avvisi di conclusione delle indagini preliminari, atto che, di solito, prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Fonti investigative, tuttavia, confermano che i tre ‘avvisi’ non chiudono la storia di Elisa Claps e che altre indagini sono in corso sul ritrovamento del cadavere della studentessa e sui ruoli svolti da alcune persone entrate, direttamente o indirettamente, nella vicenda, compresi esponenti della chiesa potentina. Alle due donne addette alle pulizia della Chiesa, i pm contestano di aver mentito, negando di essersi recate nel febbraio 2010 – un mese prima del ritrovamento del cadavere di Elisa Claps – nel sottotetto della chiesa, dove, secondo l’ accusa, avvistarono il corpo di una ragazza e informarono il viceparroco don Oliveria E Silva Wagno. Quest’ultimo e le due donne si recarono insieme nel sottotetto, dove effettivamente il sacerdote constato’ la presenza del cranio e del corpo di una ragazza. La successiva segnalazione al vescovo rimase senza seguito: ”al telefono io capii ‘ucraino’ e non ‘cranio”’, ha sempre detto mons. Agostino Superbo. Il racconto di don Wagno riguardo al primo avvistamento del cadavere e’ stato ritenuto credibile, e ai ripetuti dinieghi delle due donne sul fatto di essersi recate nel sottotetto della Chiesa e’ seguita l’ inchiesta per false dichiarazioni. Il medico Vincenzo Pascali e’ invece indagato per l’esito della perizia genetica affidatagli all’indomani del ritrovamento del cadavere di Elisa Claps. Il genetista escluse la presenza del Dna di Danilo Restivo, allora indagato per il delitto e poi condannato a 30 anni, sul materiale raccolto nel sottotetto della Chiesa – compresi gli abiti della vittima – sottoposto alla sua valutazione. Sulla base delle contestazioni fatte dal consulente del pm, il gip incarico’ due ufficiali del Ris dei carabinieri di svolgere una ”superperizia”, che evidenzio’ la presenza del profilo genetico di Restivo sul maglione indossato dalla vittima. Ne e’ seguito il procedimento a carico di Pascale. Mentre gli inquirenti cercano di mettere a posto tutti i tasselli della vicenda, Danilo Restivo attende il processo di secondo grado, che dovrebbe svolgersi nella prossima primavera. Dopo aver disertato il processo di primo grado, svolto con rito abbreviato, che si e’ concluso con la sua condanna a 30 di reclusione per omicidio volontario aggravato, Restivo, che continua a dirsi innocente, ha cambiato difensore e strategia processuale: dall’Inghilterra – dove e’ detenuto per un altro omicidio compiuto nel Regno Unito – ha fatto sapere di essere pronto a deporre nel nuovo processo per raccontare la sua verita’ sull’incontro che ebbe il 12 settembre 1993 con Elisa Claps e che – secondo il verdetto di primo grado – sfocio’ nell’ omicidio con movente sessuale.

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