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LISTE/ Superlavoro per Bondi, deve esaminare in fretta duemila curricula

Bondi dimentica i guai delle sanità laziale (ma perchè il governo non lo dispensa?) e si occupa di candidati alle elezioni. Tra oggi e domani, Monti passerà al vaglio la bellezza di 2205 curriculum vitae: tanti saranno complessivamente i posti in palio nelle quattro liste (una al Senato, tre alla Camera) che danno corpo al suo «rassemblement». Da ciascun candidato, il premier pretende una ricca scheda biografica, cosa ha fatto e soprattutto cosa non ha fatto. Ma siccome non si fida fino in fondo delle auto-certificazioni, e le bugie hanno le gambe corte, il super-ispettore Bondi ha messo in piedi una squadretta per controllare l’esistenza di eventuali magagne (conflitti d’interesse e pendenze giudiziarie in primo luogo). Di sicuro verrà compulsato il web, da dove molte piste si possono ricavare; in qualche caso estremo verrà messo mano al casellario giudiziario. Nel verdetto il Professore sarà implacabile, garantiscono . In realtà, Monti non userà sempre lo stesso metro. Sarà «severissimo» nel varo della lista unica per Palazzo Madama e di quella civica per Montecitorio, che recano entrambe il suo nome in grande nel simbolo. Un filino meno intransigente quando si tratterà di giudicare le «rose» degli alleati Fli e Udc. Perché il premier sa di non poter sfidare oltre un certo limite l’amor proprio di Fini e di Casini: in teoria il loro timbro dovrebbe essere una garanzia, e invece il doppio vaglio già lascia intendere che Monti non lo reputa sufficiente. E i leader? Casini sembra in predicato di lasciare la Camera e di transitare a Senato. Automaticamente diventerebbe il candidato più autorevole a presiedere quel ramo del Parlamento. Inoltre, da Palazzo Madama, Casini avrebbe maggiori margini di manovra nella composizione della lista alla Camera, dove Monti ammette due sole eccezioni alla regola dell’anzianità. Oltre a Buttiglione, che è presidente Udc, dal possibile trasloco di Casini potrebbe beneficiare un ulteriore esponente di lungo corso: a sua scelta Tassone o Volontè, Delfino Teresio o Sanza.
Alla Camera resterà Fini, accanto a lui quale seconda «eccezione» Bocchino (rappresentante legale della lista Fli). Cambieranno ramo del Parlamento due esponenti di Fli che il Prof molto apprezza, Della Vedova e la Bongiorno: correranno per Monti in Senato. Un posto è garantito per l’ex-Pdl Mauro, più incerto il destino di un altro grande ex, Pisanu. Ma prima, c’è da ripartire la «torta»: quanti posti alla società civile? I centristi vorrebbero 15 poltrone sicure nel listone al Senato, sul presupposto che in totale ne scatteranno 50. Ma i manager politici di Monti pensano che alla fine i senatori saranno 40, per cui Fli e Udc insieme non dovranno superare quota 14. Insomma, la questione è aperta e non c’è nulla di scontato

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