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SERVIZIO PUBBLICO/ Quella “Lettera a Travaglio”, un colpo da maestro

La vendetta è un piatto che si mangia freddo. A darne la conferma è stato Silvio Berlusconi nella fossa dei leoni del Servizio Pubblico di Michele Santoro & Marco Travaglio. Tutti si aspettavano che ad alzarsi, e ad andarsene a causa degli attacchi del duo vittima dell’ormai storico “editto bulgaro”, fosse il Cavaliere. Ebbene, non è stato così. Per quasi due ore un Berlusconi via via sempre più rinfrancato, sorridente e nella veste di “piacione” ha ascoltato le critiche degli ospiti di Santoro, e poi la lunga serie delle “solite” accuse di Travaglio, con riferimenti da Ruby Rubacuori a Dell’Utri alle ragazze dell’Olgettina. Anche le domande trabocchetto di Santoro non sembravano incrinare il buon’umore del Cavaliere. Poi, a un quarto d’ora dalla fine della trasmissione, attorno alla mezzanotte Berlusconi ha letto una sua “lettera a Travaglio” e tutto è cambiato.
La lettera di Berlusconi ha infatti raggelato i due giornalisti-conduttori, che sono andati letteralmente nel pallone. Berlusconi si è preso la sua rivincita su Travaglio, informando i telespettatori del fatto che il braccio destro di Santoro, accusatore seriale di Berlusconi, ha subito ben dieci condanne (in sede civile) per cose non esatte da lui scritte contro l’avvocato Previti e altri. Berlusconi ha letto una dopo l’altra le condanne, i nomi delle “vittime” , le somme cui Travaglio è stato condannato a pagare. Ad un certo punto Santoro non ha retto più, ha interrotto berlusconi
chiedendogli di smetterla di prendersela con Travaglio. Travaglio è un “diffamatore professionista”, ha affermato Berlusconi; “non diciamo
sciocchezze” la risposta di Santoro “non gliela do la mano”. “C’è una sola cosa sulla quale sono d’accordo con Travaglio: lui pensa che io sia il genio del male, io sono convinto che lui sia un genio del male”. Momenti di tensione, con Travaglio che ripeteva “non ho nessuna condanna penale” e Berlusconi che precisava “l’ha evitata per la prescrizione”. Ma lei va in Europa e nel mondo con una condanna, ha incalzato Santoro rivolto a Berlusconi. “Quale condanna?” la domanda del Cavaliere, al quale un Santoro abbastanza confuso ha risposto in prima battuta “che ne so di che condanna” prima di precisare, una decina di secondi dopo “una condanna in primo grado”. “Che presto sarà cancellata in appello”. E’ stato quindi un Berlusconi sorridente e soddisfatto che ha lasciato l’arena di “Servizio Pubblico” convinto di avere vinto la sua sfida “personale” con Santoro e Travaglio ai quali ha ricordato col sorriso sulle labbra che da 11 a 13 milioni di italiani hanno sempre votato per lui aggiungendo: …”tutti
coglioni?”… accolto con un “no, no”.
Carlo Rebecchi

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