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i “trombati”disertano l’aula. A rischio le leggi per il taglio di consiglieri regionali in Sicilia, Friuli e Sardegna

Rischia di saltare alla Camera l’approvazione di tre leggi costituzionali per il taglio dei consiglieri regionali di Sicilia, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. Il voto finale sulle modifiche costituzionali, previsto a partire da martedi’ prossimo, potrebbe restare ‘vittima’ della ‘tagliola’ delle liste elettorali. C’e’, infatti, una pericolosa coincidenza con la scadenza, lunedi’, della presentazione dei candidati nelle corti d’Appello e gli esclusi loro malgrado potrebbero decidere di disertare l’Aula. E poiche’ si tratta di leggi costituzionali, per cui e’ necessaria la maggioranza dei 2/3, il via libera non e’ scontato. Ma, e’ la domanda ricorrente nei pochi drappelli che si formano in questi giorni alla Camera, chi potra’ garantire che tutti i ‘trombati’ vengano a votare? Meno a rischio la conversione dei decreti sui rifiuti e sulle missioni internazionali, per cui basta la maggioranza semplice, a meno che qualcuno – se l’aula dovesse essere vuota – non ponga la questione della verifica del numero legale. La prossima tornata elettorale non garantira’ a tutti i partiti attualmente presenti in Parlamento lo stesso numero di deputati e senatori, soprattutto per la coalizione di centrodestra, che nelle scorse elezioni aveva giovato del premio di maggioranza. Senza contare che il rinnovamento e’ il leit motiv e dunque molti parlamentari uscenti gia’ sanno che non siederanno piu’ nell’emiciclo. Dal Pd e’ partito ‘l’ordine di scuderia’: tutti precettati i 203 deputati. I segretari d’Aula Roberto Giachetti ed Erminio Quartiani hanno mandato un messaggio ai componenti del gruppo Pd in cui si avvisa che martedi’ dalle 16 si votano il decreto missioni e rifiuti, e dalle 18 gli statuti regionali. Nell’sms si ricorda che e’ richiesta la maggioranza assoluta e che le votazioni andranno avanti fino a mercoledi’. “Presenza senza eccezione alcuna”, si chiarisce secondo la formula utilizzata per i voti di fiducia e nelle occasioni a rischio. Non manca pero’ chi da’ per scontata qualche assenza, visto che circa la meta’ dei deputati uscenti non e’ stata ricandidata: tra i democratici una ottantina sono gli esclusi, mentre una quindicina quelli in lista ma in posizioni non garantite. Allertato via email anche il gruppo Idv che, e’ stato assicurato, intende garantire la presenza nell’emiciclo dei suoi 15 deputati. Anche sui display dei cellulari dei deputati del Pdl e’ arrivato il messaggio per ricordare la votazione e sollecitare la presenza in aula. Ma certo, viene spiegato da fonti pidielline, difficilmente si riusciranno a serrare i ranghi. Del resto, il Pdl – che ancora non ha chiuso le liste e si prospetta un tour de force nel week end – rischia di dover lasciare a casa circa un centinaio degli attuali 204 deputati. E una volta che, martedi’, sara’ ufficiale chi e’ dentro e chi e’ rimasto fuori, “che interesse ci potra’ essere a tornare in aula per votare un decreto del governo Monti?”, fa osservare un pidiellino in bilico. Quanto alla Lega, le previsioni – a liste ancora non chiuse – danno per certi non piu’ della meta’ degli attuali 58 deputati. Se si aggiunge, sottolinea un deputato del Carroccio, che i temi all’ordine del giorno dell’assemblea di Montecitorio non hanno mai scaldato i cuori dei lumbard, si fa presto a tirare le somme. Fli e Udc garantiscono la presenza dei loro parlamentari, ma anche qui bisogna fare i conti con la ‘sforbiciata’ (12, tra centristi e futuristi gli esclusi certi). Insomma, viene spiegato da fonti parlamentari, il rischio che le modifiche costituzionali non vengano approvate c’e’, tanto che in conferenza dei capigruppo, lunedi’, si e’ deciso di procedere senza dichiarazioni di voto e cogliere al volo il momento ‘propizio’ per incassare l’ok, vale a dire quando i presenti in aula saranno numerosi.

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