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Gli algerini bombardano, strage di ostaggi, uccisi anche 15 rapitori

17 gennaio, 14:21Mokhtar Belmokhtar, leader del gruppo che ha preso in ostaggio 41 persone in Algeria

Trentaquattro ostaggi stranieri e 15 sequestratori, tra cui uno dei loro leader Abou Al Bara, sarebbero stati uccisi nel sito petrolifero gestito dalla locale Sonatrach con la norvegese Statoil e la britannica Bp a In Amenas, in Algeria. Lo riferisce Al Jazea. Una svolta drammatica, legata al raid aereo con cui le forze algerine hanno cercato di riprendere il controllo del campo dove ieri gli ostaggi erano stati sequestrati da un gruppo di terroristi di Al Qaeda.
Il primo commento ufficiale delle autorità algerine al blitz proviene dal ministro della Comunicazione, Mohand Said, secondo cui l’azione, ancora in corso, è scattata perché i terroristi hanno cercato di fuggire dalla base petrolifera assieme agli ostaggi per poi utilizzarli come moneta di scambio. L’Algeria ha adottato tutte le misure per salvaguardare la vita degli ostaggi, ma al momento non ci sono cifre ufficiali sul numero e l’identità delle vittime. L’operazione, ha aggiunto il ministro, ha permesso di eliminare un gran numero di terroristi, con cui non ci sarà mai alcun negoziato. L’azione degli estremisti, spiega la fonte, mira a destabilizzare l’Algeria e a spingerla nel conflitto in corso in Mali. L’Algeria è ha stretto contatto con i partner internazionali.
Drammatica la testimonianza resa telefonicamente alla Reuters da uno dei lavoratori algerini riusciti a fuggire dal sito petrolifero, secondo il quale i terroristi avrebbero detto agli ostaggi di fede musulmana che non li avrebbero toccati, mentre avrebbero invece ucciso gli occidentali, “cristiani e infedeli”. Secondo il testimone, identificato come Abdelkader, 53 anni, gli armati avrebbero dimostrato una buona conoscenza della struttura interna della base e il loro linguaggio sarebbe tipico dell’Islam più radicale.
Secondo Al Jazeera, ostaggi e sequestratori sono stati colpiti mentre si stavano spostando in un veicolo all’interno del sito. Sette ostaggi sono ancora vivi, riferiscono gli islamisti: due americani, un giapponese, tre belgi e un britannico. L’agenzia nazionale algerina Aps riporta la versione dell’esercito, che avrebbe liberato quattro ostaggi stranieri (un britannico, un irlandese, un francese e un keniano), circa 600 ostaggi algerini, mentre nelle mani degli jihadisti ci sarebbero ancora decine di occidentali. “I circa 600 algerini sono stati tratti in salvo con elicotteri dell’esercito che sorvolavano il sito”, precisa l’agenzia.
Diversa la versione fornita dalla tv algerina: 200 algerini sarebbero riusciti a scappare approfittando proprio dei bombardamenti e sarebbero ora in viaggio verso un luogo sicuro. Altri 25 ostaggi occidentali sarebbero stati liberati. In mattinata 26 lavoratori algerini, tre britannici e una francese sarebbero riusciti a sfuggire ai rapitori.
Attraverso il portavoce Jay Carney, la Casa Bianca condanna duramente l’attacco terroristico nell’impianto algerino di In Amenas e afferma di monitorare con attenzione la situazione, in costante contatto con “i nostri partner internazionali e con i vertici della Bp”. L’amministrazione Usa, inoltre, afferma di non poter confermare nessuna rivendicazione sulla presa degli ostaggi e di essere impegnata a capire chi vi sia dietro l’azione terroristica. Il portavoce ha affermato che la Casa Bianca ritiene che fra gli ostaggi vi siano cittadini americani ed è preoccupata sulle notizie riguardanti perdite di vite umane durante l’operazione dell’esercito algerino. “Abbiamo chiesto chiarimenti al governo algerino”. A chi chiedeva di un possibile coinvolgimento di tipo militare degli Stati Uniti per liberare il sito petrolifero occupato dagli estremisti, Carney ha risposto: “E’ prematuro parlare di questo”.
Parole che seguono di poco la notizia di un drone americano in missione d’osservazione sul sito di In Amenas, notizia diffusa da Cbs, confermata da un funzionario americano alla giornalista Barbara Starr, corrispondente della Cnn al Pentagono, e da una fonte americana anonima alla Reuters. Il drone potrebbe essere partito dalla base italiana di Sigonella,a ma non ci sono conferme.
Tra gli ostaggi vi sarebbero alcuni giapponesi e almeno uno sarebbe sopravvissuto al blitz militare. Il viceministro degli Esteri giapponese, Minoru Kiuchi, che si trova in Algeria, ha chiesto lo stop immediato delle operazioni militari rivolgendosi al ministro degli Esteri algerino.
In Inghilterra si registra l’irritazione di David Cameron per non essere stato avvertito preventivamente dell’iniziativa militare algerina. Il premier, spiega un portavoce, ha appreso dell’operazione in una telefonata con il primo ministro algerino questa mattina alle 11. Downing Street fa sapere che Cameron ha fatto presente che avrebbe preferito essere informato dell’operazione militare e che il governo algerino ha sottolineato di aver dovuto agire “immediatamente”.
“L’operazione militare e ancora in corso e la situazione è molto grave”, ha aggiunto il portavoce. Secondo il Wall Street Journal, Cameron è adesso a colloquio con Obama e Francois Hollande sulla situazione in Algeria. Il presidente francese ha definito il momento “grave, condizioni drammatiche” nel corso di una cerimonia con i leader economici a Parigi. Hollande ha anche detto di essere in “contatto permanente” con le autorità algerine, ma di “non essere al corrente” di tutto ciò che sta succedendo sul terreno. Ma, ha aggiunto, “ciò che succede in Algeria giustifica ancora di più la decisione della Francia di andare ad aiutare il Mali. Bisogna fermare l’aggressione terrorista e permettere agli africani di mobilitarsi per ristabilire l’integrità territoriale del Mali”.
Il ministero degli Esteri belga usa Twitter per annunciare: “Disponiamo ora di un sufficiente numero di elementi per confermare che non c’erano belgi sul sito di BP colpito dalla presa in ostaggio”.
A quanto si apprende da fonti italiane ad Algeri, l’ambasciatore Michele Giacomelli “ha convocato” il personale della sede diplomatica e delle altre rappresentanze italiane e “ha raccomandato prudenza”. Ad Algeri, ha riferito la fonte, “c’è un po’ più di movimento di polizia vicino alle ambasciate interessate, come quella francese”, ma comunque “c’è sicurezza e come ha detto l’ambasciatore la situazione è tranquilla, ma ci vuole prudenza. E’ chiaro che le passeggiate nel deserto sono da evitare, ma qui siamo a circa 1.500 chilometri di distanza” dalla sede dell’impianto per l’estrazione di idrocarburi di In Amenas.
Oltre al gruppo di occidentali – si parla di 41 persone in tutto – anche 150 algerini sono stati fermati ieri dal commando nel sito di In Amenas. Le rivendicazioni dei terroristi sono politiche: chiedono la liberazione di diversi prigionieri islamici detenuti in Algeria e in altri Paesi e hanno preteso come condizione per avviare un dialogo l’allontanamento delle unità di sicurezza e dell’esercito algerino che da ieri ha circondato il sito.
Al Jazeera era riuscita oggi a raggiungere per telefono alcuni ostaggi occidentali, che hanno lanciato un drammatico appello per l’avvio di negoziati. Il gruppo armato ha minacciato di uccidere un ostaggio britannico se le forze algerine non si allontaneranno. “La situazione è molto pericolosa, l’esercito algerino deve ritirarsi e avviare negoziati che potrebbero evitare perdite di vite umane”, hanno detto al network tre sequestrati occidentali: si tratta di un inglese, un irlandese e un giapponese. Nel gruppo degli ostaggi sequestrati ci sono anche 9 norvegesi, 7 americani, diversi cittadini britannici, alcuni francesi, un irlandese e due malesi.

Il gruppo è armato in modo pesante e ha obbligato alcuni ostaggi a indossare cinture esplosive, riporta France 24 che ieri sera è riuscita ad avere la testimonianza di uno dei sequestrati di nazionalità francese. I jihadisti dispongono di un vero e proprio arsenale e hanno minacciato di far saltare in aria l’impianto se l’esercito algerino tenterà un blitz, ha riferito l’emittente francese.
Dall’inizio dell’operazione militare francese in Mali la situazione sul terreno si è fatta sempre più complicata, con ripercussioni che si allargano ai Paesi confinanti. L’attacco al sito petrolifero algerino è stato definito dagli islamisti come un atto di rappresaglia per la collaborazione algerina all’intervento francese nel Paese africano.
essere aumentati fino a 24.

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24 commenti

Sarkis Vartan1 ora fa

bello leggere i commenti di tanti che fanno parte del sistema di consumo e che prendono le distanze dalle guerre per il petrolio. 99 casi su 100 è ipocrisia o ignoranza pura. E poi infarciscono di ideologie, buonismi e semplificazioni varie. molto semplice così eh? Bello il mondo da dietro la tastiera di un computer con gente che si fa ammazzare per tenervelo acceso il computer. Rivoltante. è tutto rivoltante. Tutto.

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battaglia2 ore fa

In Siria alleati di Al-Qaida nel Mali gli si fa la guerra.
Chissa se un giorno l’informazione italiana avrà il coraggio di dire la verità sulla Siria.

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cronus2 ore fa

Qualcuno può farmi, per piacere, la traduzione dei post di Vincenzo di Tolle? Grazie.

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spartacu2 ore fa

Nel nome del Petrolio abbiamo ucciso chi, dopo aver portato la Libia, dal medioevo alla modernita (prima nazione africana secondo il Human Development Reports (United Nation)), manteneva l’equilibrio nella Regione.
La scatola di Pandora forse é stata aperta, e le conseguenze possibili, se ci saranno, ce le saremo meritate. Siamo noi Cittadini che abbiamo eletto i Politici che non hanno nessuna Visione per il loro Paese se non quella della loro carriera personale. Italia in una guerra che non é la nostra? Lasceremo in nostri Politici immischiarci in affari che non sono assolutamente i nostri? Dipende da noi, solo da noi Cittadini ! Osiamo, la passivita la stiamo gia pagandola carissima con la Crisi. Un pensiero a tutti i morti in Algeria, in Mali e in Somalia, a tutti !

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maxbelandi3 ore fa

i danni del colonialismo,de­gli imperi,oggi si chiamano interventi di pace,suggeriti dalle multinonsisàche­cosa,viva la vita,questa è solo morte.

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Behbuonagiornata Ferri3 ore fa

Il petrolio vale più del sangue.

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jnn4 ore fa

Se fosse vivo Gheddafi – questo non sarebbe avvenuto.

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Franco Filippini2 ore fa

guaeda che gheddafi era in libia…qua siamo in algeria..

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Massimiliano Zohil4 ore fa

Vincenzo ma hai problemi mentali o sei semplicemente un ottuso di destra ricco di pregiudizi?
Cmq consiglio di usare un dizionario x chi come te ha cosi tanta difficoltà ad esprimere un pensiero. O magari una scuola serale al Cepu? o magari non esprimere l’opinione intanto è totalmente ed inequivocabilme­nte sbagliata ed inascoltabile.

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marinogorsini5 ore fa

quando c’erano i tappi all’islamismo radicale, gli apprendisti stregoni li hanno fatti saltare….reme­mber….primave­ra

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marinogorsini5 ore fa

e la primavera….di obama e sarkosì???

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