| categoria: sanità Lazio

Pronto Soccorso, i medici avvertono, il problema rimane quello della distribuzione dei posti letto

– Nei giorni scorsi nei Pronto Soccorso della Capitale ”non e’ successo niente, nel senso che non e’ successo niente di nuovo rispetto alle difficolta’ che viviamo ogni giorno”. Lo spiega Adolfo Pagnanelli, direttore del dipartimento d’urgenza dell’ospedale Casilino di Roma, che ha promosso con le associazioni Silvio Natoli e L’altra sanita’ un incontro sulle criticita’ del Lazio cui hanno partecipato oltre ai senatori del Pd Ignazio Marino e Lionello Cosentino diversi candidati alle prossime elezioni. Il problema, per i professionisti, rimane quello della distribuzione dei posti letto per acuti in Regione ma anche nella stessa citta’ di Roma, visto che ”a Roma Est – spiega Pagnanelli – abbiamo 2 letti per mille abitanti mentre a Roma E ce ne sono 8 per mille abitanti. In piu’ Casilino, Pertini e Tor Vergata hanno insieme poco piu’ della meta’ dei posti letto ad esempio del Policlinico Gemelli ma hanno 190mila accessi al Pronto Soccorso l’anno, quasi il triplo”. Ma anche la gestione degli stessi posti letto disponibili e’ critica, soprattutto guardando ai tempi medi di degenza (si va, secondo gli ultimi dati del 2011, dai 9 giorni di media del Casilino a addirittura i 25 di Tor Vergata) ma anche per le strutture che li hanno sulla carta ma non li utilizzano per carenza di personale. Oltre al fatto che c’e’ ”scarsa disponibilita’ di posti letto per il Pronto Soccorso” cui, secondo gli esperti, dovrebbero concorrere anche le strutture private accreditate. Ma c’e’ da lavorare anche sui tempi di attesa per il ricovero perche’, come ha spiegato Massimo Magnanti, segretario del sindacato dei professionisti dell’emergenza sanitaria (Spes) ”chi sta in media 8/12 ore in barella, a parita’ di patologia, in media resta ricoverato 1-2 giorni in piu’. E se si considera che un giorno di ricovero costa circa 800 euro e che siano circa 30mila ogni anno i pazienti che attendono a lungo prima di avere un posto letto, solo diminuendo dell’1% questi pazienti si otterrebbero risparmi per oltre 30 milioni di euro”. Altro nodo quello dell’alto tasso di precariato che rende ”piu’ difficile il lavoro di equipe indispensabile in situazioni di alta tensione come quelle dei reparti d’urgenza”.

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