| categoria: sanità Lazio

Annunciati 78 licenziamenti alla mensa del San Camillo?

– ”E’ inaccettabile che i costi della spending review siano scaricati, ancora una volta, unicamente sui lavoratori e sui pazienti”. Lo afferma Simone Di Stefano, candidato presidente di CasaPound Italia per la Regione Lazio, che questa mattina ha incontrato gli addetti alla mensa dell’ospedale San Camillo. Secondo il candidato, in seguito all’esubero dichiarato da Innova, ditta che si occupa della preparazione e distribuzione dei pasti, 24 dipendenti sono in assemblea permanente da alcuni giorni, in seguito al licenziamento, previa messa in cassa integrazione fino ad aprile, di ben 78 lavoratori. ”Una decisione – prosegue Di Stefano – che non e’ possibile condividere sia nel merito che nella forma, visto che gli interessati non sono stati neanche consultati al momento dell’accordo, firmato dai sindacati confederali senza prendere in considerazione esigenze e ragioni di chi quell’accordo lo dovra’ subire, cosi’ come denunciato dal rappresentante sindacale Davide Sicali. I lavoratori non si sono limitati a opporsi ai tagli, dal momento che hanno prontamente comunicato all’azienda la disponibilita’ a diminuirsi lo stipendio, nonche’ a cambiare eventualmente sede di lavoro, denunciando al contempo gli sprechi che da tempo affliggono la sanita’ del Lazio”. ”A cominciare – sottolinea – dai dodici milioni di euro di lavori di ristrutturazione per una proprieta’ che Innova ha in comodato d’uso, che, non solo appaiono eccessivi rispetto agli interventi realizzati, ma che risultano quanto meno stridenti con la perdita di centralita’ e produttivita’ della struttura nel nuovo contratto di servizio. I dipendenti, infatti, sottolineano come attualmente i pasti destinati al San Camillo vengano preparati e portati da Pomezia, mentre i dipendenti dell’azienda sono sottoposti a turni a dir poco massacranti, costretti a sobbarcarsi il lavoro dei cassintegrati. Altrettanto stridenti, del resto, appaiono le nuove assunzioni e la permanenza di ditte in subappalto all’interno della stessa struttura”. Di Stefano sostiene di volersi ‘attivare per una riconsiderazione dell’accordo sottoscritto, pretendendo quanto meno la garanzia di reimpiego per i lavoratori licenziati da un giorno all’altro da un’azienda che dovra’ comunque garantire circa un milione e centomila pasti su base annuale”.

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