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RAZZISMO/ Ribeiro, il baby del Casale insultato a Busto Arsizio diventa un caso

Da una parte, c’e’ un ragazzo che sostiene di essere stato insultato per il colore della sua pelle, e di aver reagito perche’ non era la prima volta che nella sua giovane carriera gli capitava. Dall’altra, una societa’ che non intende chiedere scusa perche’ ”nessuno ha sentito nulla”. In mezzo, ci sono i dirigenti di Fabiano Ribeiro che esprimono solidarieta’ al loro giocatore ma condannano la decisione di ritirare la squadra, ed esprimono solidarieta’ anche alla Pro Patria. Dopo il presunto insulto razzista rivolto ieri da un suo ragazzo, il club di Busto Arsizio torna a dover affrontare il tema del razzismo per la seconda volta in meno di venti giorni: cosi’ come aveva fatto il Milan il 3 gennaio, ieri e’ stata la formazione Berretti del Casale Calcio ad abbandonare il campo alla fine del primo tempo. Questa volta, pero’, i dirigenti delle due societa’ sono d’accordo sul fatto che la gara non andava interrotta: ”Il razzismo è senza dubbio una questione importante, ma non possiamo farci giustizia da soli: esistono delle regole e vanno rispettate. La squadra non andava ritirata, valuteremo eventuali decisioni contro chi ha preso questa decisione”, spiega Antonio Sorano, dg del Casale. Questa la versione di Fabiano Ribeiro, attaccante di 18 anni del Casale, nato a Torino da padre brasiliano, una passione per Neymar, che potrebbe ricevere un invito proprio dal Milan per visitare il centro sportivo rossonero: ”Durante una specie di scontro di gioco – spiega a Sky – c’è stato un battibecco tra me e un avversario ed è finito con questo avversario che mi ha detto ‘stai zitto negro’. Io ho reagito spingendolo e l’arbitro, che era vicino, non ha sentito quello che mi ha detto e mi ha espulso perchè‚ ho reagito. Il gesto di ritirarsi e’ stato giusto, serve dare un segnale per estirpare questo cancro”. Lo chiama cosi’, Ribeiro, perche’ come aveva confessato gia’ ieri non era la prima volta. ”Mi era gia’ successo quando ero piu’ piccolo – aveva detto subito dopo l’episodio di ieri, a LaStampa – il colore della mia pelle ha sempre dato pretesto agli avversari per qualche insulto gratuito”. Dietro l’episodio di ieri, secondo il 19enne attaccante, un episodio di qualche settimana fa contro un altro giocatore del Casale, su un altro campo: li’ i ragazzi della squadra piemontese si sarebbe ripromessa di reagire, in caso di nuovi insulti. E la scintilla e’ scoccata ieri. ”Non ho ricevuto nessuna scusa dalla Pro Patria ed Š una cosa che mi ha dato particolarmente fastidio”, ribadisce Ribeiro. ”Ho parlato con i dirigenti di Casale e sono stati loro a scusarsi per quanto e’ accaduto”, e’ stata la replica del patron della Pro Patria Pietro Vavassori, confermata dai dirigenti piemontesi. ”Noi ci atteniamo ai fatti – prosegue – l’arbitro vicino all’azione ammonisce il nostro ragazzo ed espelle il ragazzo di Casale, poi entrano in campo prima il dirigente e poi il loro allenatore e succede il pandemonio. Sono tutti vicini: i nostri, i loro ragazzi, arbitro e guardalinee e nessuno ha sentito niente, a parte il ragazzo di Casale”. ”Non si inizi a speculare di nuovo su questa cosa – prosegue Vavassori – Il problema del razzismo c’e’ ma contro il Milan sono stati enfatizzati i cori di quattro imbecilli che ci sono in ogni stadio d’Italia, mentre i casi di razzismo sono altri. Anche in questo caso, lasciamo perdere il razzismo perche’, se noi fossimo razzisti, non avremmo ragazzi di colore in tutte le nostre squadre giovanili”. ”Ho parlato con il nostro ragazzo e con tutti i nostri dirigenti presenti ieri e mi hanno confermato che non e’ successo nulla”, aggiunge il direttore generale e responsabile del settore giovanile Raffaele Ferrara. Per questo, ”non ci siamo scusati con il ragazzo di Casale, non mi sembra giusto: per prima cosa io devo tutelare il nostro giocatore che e’ anche lui un ragazzo. Anche perche’ al momento non c’e’ nulla di cui scusarci. Certo, se sara’ confermato che nulla e’ successo, la Pro Patria tutelera’ la sua immagine, perche’ non vogliamo che diventi una storia a cui si attaccano un po’ tutti, danneggiando dei ragazzi giovani che non c’entrano niente”

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