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ISTAT/ Abbiamo otto milioni di poveri. Lavoro, gli italiani si arrendono

Sei famiglie su dieci hanno un reddito inferiore a quello medio. E in Italia, ben otto milioni di persone sono considerate povere. E’ quanto emerge dal rapporto Istat “Noi Italia, 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”, relativo all’anno 2010. Circa il 57% delle famiglie residenti in Italia ha un reddito netto inferiore a quello medio annuo (29.786 euro, circa 2.482 euro al mese). In Sicilia si osserva la più elevata diseguaglianza nella distribuzione del reddito e il reddito medio annuo più basso (il 28,6% in meno del dato medio italiano). E non va meglio sul fronte del lavoro: sei italiani su dieci hanno un’occupazione ma il lavoro per i giovani resta una chimera, quasi uno su tre è disoccupato. Nel Belpaese si fanno anche sentire gli effetti della crisi: più di una famiglia su dieci (11,2%) vive in condizioni di povertà relativa (8,2 milioni di individui) e una su venti in condizioni di povertà assoluta (3,4 milioni di individui).

Nel 2011 in Italia è risultato occupato il 61,2% della popolazione tra 20 e 64 anni, solo un decimo di punto in più rispetto al 2010. L’istituto aggiunge che, nella graduatoria europea, solamente Ungheria e Grecia presentano tassi d’occupazione inferiori. Guardando alle donne, le occupate sono solo il 49,9%. Sempre nel 2011, inoltre, il tasso d’inattività tra i 15 e 64 anni si è attestato al 37,8%, valore tra i più elevati d’Europa, con l’Italia battuta solo da Malta. Particolarmente elevata è l’inattività femminile (48,5%). Sono considerati inattivi coloro che nè sono occupati nè sono in cerca di un lavoro. La disoccupazione di lunga durata, che perdura cioè da più di un anno, ha riguardato, nel 2011, il 51,3% dei disoccupati nazionali, il livello più alto raggiunto nell’ultimo decennio. Il tasso di disoccupazione giovanile, con il 29,1% del 2011, ha registrato invece il quarto aumento annuo consecutivo (poi allungato al 2012) e ben oltre il livello medio dell’Unione europea (21,4%). Dito puntato infine sul lavoro sommerso, che incide “in misura rilevante a livello nazionale”, coinvolgendo nel 2011 il 12,2% delle unità di lavoro complessive. Il Mezzogiorno continua a registrare l’incidenza del lavoro non regolare più elevata del Paese, oltre il doppio rispetto a quella del Nord; a livello settoriale, nell’agricoltura quasi un quarto dell’occupazione è irregolare.
Redazione Online News

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