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LISTE ELETTORALI/ La partita degli esclusi, tra rabbia e fedeltà al Cavaliere

Rabbia, sorpresa, rassegnazione, ribellione: le reazioni degli esclusi dalle liste del Pdl sono molteplici, e derivano anche dalle modalita’ e dalla tempistica con cui sono state prese le decisioni. E’ vero che la parola finale l’ha detta Sivlio Berlusconi, ma le decisioni sono nate dopo lotte interne alle correnti del Pdl. Di qui alcuni annunci di abbandono o di non voto verso il proprio partito. L’esclusione brucia in molti a partire da Alfonso Papa che annuncia che neghera’ il voto al suo partito, ed accusa Berlusconi di ”insipienza” oltreche’ ”incoerenza”: alcuni ”indagati e inquisiti” sono stati fatti fuori, altri sono dentro. Tra essi lo stesso coordinatore Denis Verdini. Un fiume in piena la conferenza dell’altro grande escluso, Nicola Cosentino. Prima riunisce i suoi per contarli; poi ribadisce il proprio legame col Pdl e Berlusconi; infine lancia la sfida al suo avversario, il governatore Stefano Caldoro: ”Da oggi il punto di riferimento del Pdl in Campania e’ lui, non potra’ piu’ giocare al buono e al cattivo”. Della serie: se non vince ci rivedremo dopo le urne. E una stoccata anche all’altro avversario, Angelino Alfano: ”un perdente di successo”. Marcello Dell’Utri e’ meno teatrale del collega: ”Siccome sei accusato – osserva – sei fuori. Il Pdl non e’ piu’ il mio partito”. Comunque lo votera’ lo stesso perche’ ”se tutti fanno schifo il Pdl e’ il meno peggio” C’e’ poi una intera categoria di esclusi, cioe’ gli ex An, come hanno lamentato tra gli altri Mario Landolfi, Marcello De Angelis, Adolfo Urso, Andrea Ronchi e Maurizio Saja. ”In questi ultimi anni – ha detto de Angelis – ognuno ha pensato a far valere le proprie ragioni, piuttosto che al bene del proprio gruppo politico”, ”si e’ assistito a una sorta di mors tua vita mea”. Comunque de Angelis non esce dal Pdl, e d’altra parte e’ ancora il direttore del giornale del partito, Il Secolo d’Italia. E nonostante l’amarezza anche gli altri rimarranno. Un’altro motivo di rabbia e’ quello degli amministratori locali che hanno sperato in una candidatura, poi naufragata per l’arrivo nelle liste della Regione di ”paracadutati”. Vere e proprie rivolte sono in corso in Liguria (tra le imposizioni di Roma Augusto Minzolini), dove gli scajoliani minacciano una scissione, Calabria (qui c’e’ Domenico Scilipoti), Piemonte (ma Anna Grazia Calabria dice che nei suoi riguardi c’e’ solo invidia perche’ e’ ”giovane e bella”) ed Emilia Romagna, dove i dirigenti locali irridono: ”le liste del Pdl sembrano la Brigata paracadutisti”. Curioso infine l’abbandono di Pippo Gianni che approda col Centro Democratico di Tabacci: lui aveva gia’ rinunciato al seggio per andare all’Ars, ma sono stati fatti fuori gli uomini della sua corrente.

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