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Sesso per liberare un boss, l’ultima sul pm Staffa

Roberto Staffa, procuratore di Roma in carcere a Perugia

Non solo trans brasiliani ma anche sesso per liberare il boss Consiglio Casamonica facente parte del gruppo criminale presente a Roma, nei Castelli e nel litorale laziale. Il magistrato Roberto Staffa, personaggio molto conosciuto nell’ambiente giudiziario con ruolo di pm nei grandi processi di piazzale Clodio, chiedeva favori sessuali anche in cambio di rivelazioni di notizie su procedimenti giudiziari, o per permessi di soggiorno di giustizia per transessuali. Da ieri il pm di Roma, accusato di concussione, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito di un’inchiesta della magistratura di Perugia, dorme in cella da detenuto. Una singola del carcere di Perugia dove oggi si è svolto per lui l’interrogatorio di garanzia durato più di tre ore. Le accuse sono quelle di aver chiesto prestazioni sessuali a trans e donne in cambio di favori. Rapporti che avvenivano all’interno del suo ufficio, al quarto piano della palazzina B della cittadella giudiziaria di Roma, che sono stati filmati e registrati dagli investigatori. All’inizio dell’interrogatorio il pm Staffa ha tentato di difendersi: “Mi hanno incastrato, la mia parola contro la loro”, riferendosi ai trans. Ma quando gli hanno comunicato che tutte le accuse contro di lui erano provate da filmati il magistrato si è chiuso nel silenzio.

Trans di nome Brenda Anche nel caso del pm Roberto Staffa c’è una trans di nome Brenda, come nella vicenda Marrazzo. Il primo capo d’imputazione contestato nell’ordinanza eseguita ieri mattina il magistrato deve rispondere di avere indebitamente indotto 6 viados ad avere con lui dei rapporti sessuali all’interno dell’ufficio di piazzale Clodio. Nella richiesta di applicazione delle misure cautelari gli inquirenti umbri ricordano le trans in questione sono clandestine e “in parte esercenti l’attività di prostituzione”. Nei loro confronti Staffa avrebbe dato alcune volte “parere favorevole alla scarcerazione” e rilasciato “un temporaneo permesso di soggiorno per motivi di giustizia in relazione alle dichiarazioni rese dai suddetti nell’ambito di procedimenti a lui assegnati”.

Permesso di soggiorno Secondo quanto scritto contestato al pm di origine napoletana avrebbe anche seguito “tenendo sotto controllo” le scadenze e tutti gli adempimenti che riguardavano i permessi di soggiorno. Nel provvedimento cautelare si fa riferimento anche a rivelazioni di “notizie di ufficio che dovevano rimanere segrete”. E si fa riferimento a un episodio relativo a un ordine di perquisizione domiciliare nei confronti di un transessuale. “Staffa pone al transessuale – si legge – domande mirate in relazione all’abitazione, in modo da consentirgli con la precostituzione di prove a favore e false dichiarazioni concordate di testimoni, di vanificare la sorpresa e l’utilità della perquisizione in programma”.

La donna del boss Consiglio Casamonica era stato arrestato il 25 gennaio dello scorso anno proprio da Roberto Staffa nell’ambito di una mega operazione da lui coordinata. Erano state applicate 39 misure cautelari per la scoperta di un vero e proprio supermarket della droga. E’ il capo clan della famiglia Casamonica, ex rom ormai stanziali nel territorio romano e laziale dedita all’usura e al traffico di stupefacenti. La donna, legata sentimentalmente al capo clan romano, si rivolge a Staffa per ottenere la scarcerazione. Nella richiesta di arresto si legge che al fine di garantire il proprio interessamento sulla scarcerazione, Staffa ”in due distinte occasioni riceveva prestazioni sessuali” dalla donna e comunque si adoperava ”per farle ottenere nel frattempo un colloquio” con il detenuto ”dando parere favorevole alla sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con quello degli arresti domiciliari”. Nello stesso ambito, è scritto nel capo di accusa, Staffa, “utilizzando le proprie credenziali di accesso (Id e Password), ma violando le condizioni ed i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite per l’accesso al sistema Rege (registro generale delle notizie di reato ndr), abusivamente si introduceva nel sistema effettuando una ricerca sulla persona del capo clan” mostrando alla donna con quale ha avuto rapporti sessuali “la schermata relativa ai risultati della ricerca notizie relative ai carichi pendenti”. “Con l’aggravante – proseguono gli inquirenti umbri – del fatto commesso da un pubblico ufficiale con abuso dei poteri “.

Severino chiede sospensione funzione e stipendio Sospensione dalle funzioni e dallo stipendio. Questo il provvedimento cautelare che il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha deciso e chiesto alla sezione disciplinare del Csm nei confronti del pm di Roma. Il guardasigilli, titolare dell’azione disciplinare assieme al pg di Cassazione, aveva chiesto ieri copia degli atti alla Procura di Perugia, competente sull’inchiesta riguardante Staffa, proprio per valutare iniziative disciplinari. Sull’istanza presentata dal ministro della Giustizia deciderà la sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli nei prossimi giorni.Redazione Online News

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