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SCHEDA/ Timbuctu, regina del deserto. Un mito tra le dune, patrimonio mondiale dell’Unesco

I militari maliani e francesi, in guerra contro i fondamentalisti islamici in Mali, sono arrivati alle porte di Timbuctu, la citta’ gia’ ferita nei mesi scorsi dagli estremisti di Ansar Dine che hanno distrutto alcuni dei sui mausolei. La regina del deserto, soprannominata ”la citta’ dei 333 santi”, sepolti, tra cimiteri, mausolei o tombe semplici, dichiarata dall’Unesco nel 1988 patrimonio mondiale dell’umanita’, ha vissuto per mesi sotto la ferrea legge della sharia, imposta dagli integralisti che l’hanno conquistata la scorsa primavera. Fondata tra l’XI e il XII secolo dai tuareg, l’antica capitale del regno di Kankou Moussa, imperatore del Mali, deve il suo nome a una schiava berbera, Bunctu’ che visse intorno al 1100 e svolse il compito di guardiana di un pozzo, situato proprio nel luogo dove poi sarebbe sorta la citta’. Considerata una delle localita’ piu’ affascinanti del continente, e’ stata un grande centro intellettuale dell’Islam e un importantissimo snodo commerciale dove transitavano carovane da tutto il continente. Prima deposito, poi accampamento, poi villaggio sempre piu’ prospero, Timbuctu si trova infatti all’incrocio delle grandi piste carovaniere nell’ansa del fiume Niger e raggiunge il suo massimo splendore tra il XIV e il XVI secolo. Parallelamente alla disgregazione dell’impero del Ghana, la nuova citta’ inizia ad attirare affaristi, letterati, scienziati, religiosi, mentre i mercanti di Fes, i bottegai di Marrakesh e i venditori di tutto il Maghreb ne fanno la testa di ponte degli scambi con l’Africa a sud del Sahara. Sotto il regno di Kankou Moussa, la citta’ diventa ricchissima e un fiume d’oro le regala un’opulenza senza precedenti. Dall’Egitto e dall’Arabia giungono eruditi e poeti, sapienti da tutti i Paesi, architetti dall’Andalusia. Nascono una sofisticata civilta’ nero-islamica, un’universita’ che produce preziosi manoscritti e uno stile architettonico di cui la moschea di Djingareyber, la piu’ antica, e’ il maggiore esempio. Niente pietre o marmo per costruirla, ma legno e ‘banco’, la sabbia argillosa locale, con cui vengono fabbricati i mattoni tondi seccati al sole rinforzati da tronchi di palma. Dell’esistenza di Timbuctu si discute in Europa fino ai primi dell’Ottocento, poi Rene’ Caillie’, esploratore francese travestito da nomade arabo, riesce a entrarvi nel 1828 e la consegna dal mito alla storia.

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