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Il fisco “gela” Maradona: il debito non è estinto

La chiusura della controversia da parte del Napoli Calcio “non comporta la definizione automatica degli obblighi del calciatore Maradona, la cui obbligazione tributaria deve essere soddisfatta in base alla propria aliquota marginale”. E’ scritto nel testo della sentenza oggi al centro del confronto tra fisco e l’avvocato di Maradona.L’Agenzia delle Entrate: “La Commissione tributaria centrale non ha annullato, né dichiarato estinto, né modificato il debito che il signor Diego Armando Maradona ha con l’erario italiano” fa sapre, sottolineando che come sia stata anzi “rigettata” la richiesta di adesione al giudizio sul Napoli avanzata dal calciatore. Nell’ambito del ‘caso Maradona’, le Entrate valuteranno di “avviare azioni legali, anche in sede civile, a tutela della propria immagine” per via della reiterata diffusione di notizie inesatte” da parte dei legali dell’ex giocatore “di fatti che non rispecchiano la posizione dell’Agenzia” né gli obblighi di Maradona.

Per l’avvocato Angelo Pisani , che ha assistito il ‘pibe de oro’ insieme all’avvocato Angelo Scala, Diego ha definitivamente vinto la sua battaglia con il fisco italiano e ”ora puo’ tornare in Italia da uomo libero”. La Commissione Tributaria Centrale, ha riferito il legale, ha confermato la nullità, anche per Maradona, degli accertamenti fiscali eseguiti sul finire degli anni ’80 a carico della Societa’ Sportiva Calcio Napoli e di suoi tesserati stranieri – oltre al fuoriclasse argentino, anche i brasiliani Careca e Alemao – per compensi pagati a società estere per lo sfruttamento dei diritti di immagine. Sempre secondo Pisani, la Commissione Tributaria ha, inoltre, evidenziato l’estinzione per condono dei giudizi fiscali a carico del Napoli e, di conseguenza, a carico di Maradona e dei due brasiliani in maglia azzurra in quegli anni. “Maradona – ha detto l’avvocato Pisani – è finalmente libero dall’incubo del fisco e dalle strumentalizzazioni a suo carico e ha dato mandato di agire in giudizio nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agente di riscossione per chiedere il risarcimento dei danni personali, all’immagine, patrimoniale e da perdita di chance subiti in questi anni di persecuzione con cartelle pazze: risarcimento per una somma quanto meno equivalente alla stessa pretesa ingiustamente addebitatagli, e cioé 40 milioni di euro”.

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