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Trani, una piccola procura che indaga sulle grandi banche

E’ il danno causato agli investitori, che siano singoli cittadini o imprese, il filo conduttore che lega le indagini su reati finanziari che la Procura di Trani ha avviato negli ultimi tempi, alcune delle quali si intrecciano in questi giorni con quelle della procura di Siena sullo scandalo dei derivati di Mps. Ed e’ questo stesso filo che, secondo i magistrati pugliesi, incardina queste vicende finanziarie, di ampiezza a volte sovranazionale, alla competenza territoriale della piccola procura tranese. Un orientamento che ha portato i magistrati pugliesi negli ultimi anni ad indagare su giganti del mondo della finanza, come le agenzie di rating Fitch e Standard&Poor’s, su Bankitalia e la Consob, e su banche come Mps, Bnl, Unicredit, Intesa San Paolo e Credem. Lo stesso orientamento che oggi e’ stato criticato dal procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati, che al congresso di Md ha parlato di certi uffici di procura, nei quali ”sembra che la regola della competenza territoriale sia un optional”. La procura di Trani, pero’, malgrado le critiche non arretra, forte anche del sostegno di associazioni di consumatori e in particolare dell’Adusbef che in piu’ occasioni con i suoi esposti ha dato il ‘La’ alle indagini e che prontamente informa con comunicati sul loro andamento. La stessa associazione ha replicato al procuratore di Milano chiedendogli, ”invece di ironizzare”, di spiegare ”perche’ la sua procura blasonata abbia girato la testa dall’altra parte, su circostanziate denunce inoltrate dall’Adusbef”. Ed e’ stato lo stesso presidente di Adusbef, Elio Lannutti, ad annunciare oggi che nell’inchiesta sulla manipolazione dell’Euribor, la procura di Trani ”e’ arrivata ad una svolta decisiva raccogliendo robusti elementi di prova”. L’inchiesta, nell’ambito della quale ieri in procura e’ stato ascoltato un dirigente di Intesa San Paolo come persona informata sui fatti, ipotizza che trader stranieri si sarebbero accordati per manipolare gli indici Euribor, influenzato il sistema bancario e finanziario italiano, provocando danni ai sottoscrittori di mutui e di derivati. Per l’Adusbef il danno sarebbe superiore a 3 miliardi di euro. A fianco a questa inchiesta c’e’ quella che ieri ha portato al sequestro di oltre 350.000 euro nella filiale di Corato (Bari) del Mps per le perdite causate da una impresa da un contratto derivato del tipo ‘interest rate swap’. In questa indagine sono coinvolte anche Bnl, Unicredit, Intesa San Paolo e Credem: le ipotesi di accusa nei confronti di diverse decine di indagati, quasi tutti funzionari e dirigenti dei cinque istituti di credito, sono usura e truffa aggravata. Gli accertamenti puntano anche agli ispettori di Consob e Bankitalia che non avrebbero esercitato correttamente il loro potere di vigilanza. Una ipotesi che fa rivolgere l’attenzione della procura sino ai vertici di Consob e Banca d’Italia anche per l’ultimo dei fascicoli aperti sempre sulla base di un esposto dell’Adusbef presentato a fine gennaio scorso e che fa incrociare gli accertamenti di Trani con quelli della procura di Siena sulla vicenda di Mps. Gli accertamenti riguardano la presunta omessa vigilanza di Bankitalia e Consob che non avrebbero verificato e sanzionato, nei bilanci Mps, ricoperture rischiose in prodotti derivati.

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