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Cambi, effetto Draghi: euro ancora giù

Quando il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi parla, i mercati lo ascoltano con grande attenzione e agiscono di conseguenza. E’ bastato che ieri dicesse nella conferenza stampa che segue la riunione mensile del consiglio direttivo Bce, che Francoforte fara’ un ”attento monitoraggio” dei tassi di cambio, per far precipitare l’euro dai massimi degli ultimi 14 mesi. Di fronte al forte apprezzamento della moneta unica, salita questo mese oltre la quota di 1,37 dollari, minacciando cosi’ le esportazioni di Eurolandia e dunque la ripresa, Draghi ha sottolineato che ”il tasso di cambio e’ importante per la crescita e la stabilita’ dei prezzi” e che ”certamente dovremo vedere se questo apprezzamento sara’ sostenuto e cambiera’ le nostre valutazioni sui rischi per la stabilita’ dei prezzi”. Per i mercati il segnale e’ stato chiaro: in uno scenario con un euro galoppante e con l’inflazione sotto la soglia del 2%, la Bce potrebbe tagliare di nuovo i tassi nei prossimi mesi per indebolire la divisa unica. Immediatamente sono partite le vendite sull’euro, proseguite anche oggi. La moneta unica e’ scesa a 1,3357 dollari dalla quota di 1,3547, registrata prima dell’intervento di Draghi. Euro in netta discesa anche contro la sterlina a 0,8451 pence e contro la divisa del Sol Levante a 123,76 yen. ”Il numero uno dell’Eurotower gode di grande credibilita’ e la sua arma piu’ efficace e’ diventata la sua stessa voce”, sottolineano gli operatori, ricordando che la stessa cosa e’ avvenuta dopo l’annuncio del piano antispread. I differenziali di Italia e Spagna sono crollati senza che la Bce abbia comprato un solo Btp o Bonos. E a proposito di spread, sul mercato dei titoli di Stato il divario Roma-Berlino si mantiene stabile intorno ai 295 punti base (294), col tasso sul decennale del Tesoro al 4,55%. Sul fronte azionario, le Borse del Vecchio Continente archiviano la settimana in territorio positivo sulla scia dell’accordo sul bilancio europeo e del rialzo di Wall Street a seguito del calo del deficit commerciale e delle scorte Usa a dicembre. Tirano la volata Madrid (+2%), Milano (+1,4%) e Parigi (+1,35%). Piu’ distaccate Francoforte (+0,81%) e Londra (+0,57%). A Piazza Affari si sono messi in evidenza i titoli bancari con acquisti a mani basse su Ubi Banca (+5,15%), Bpm (+4,07%), Mediobanca (+4,03%) e Unicredit (+4,03%). Piu’ caute Intesa Sanpaolo (+2,34%) ed Mps (+1,38%). Ancora in sofferenza Saipem (-1,51%), mentre tiene Eni (+0,58%), dopo il crollo di ieri in seguito all’avviso di garanzia all’a.d. Paolo Scaroni per la vicenda delle presunte tangenti pagate da Saipem in Algeria.

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