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Mali, gli jihadisti lanciano i kamikaze, guerriglia a Gao

Sbaragliati dalle bombe francesi non piu’ di due settimane fa, i jihadisti sono tornati a Gao, citta’ simbolo durante l’occupazione islamica dei mesi scorsi, con attentati kamikaze e imboscate. I fondamentalisti islamici hanno portato gli scontri oggi fin dentro alla citta’ del nord del Mali, vicino al commissariato centrale, sede della polizia islamica quando erano loro ad occupare Gao. E nel giro di poche ore, hanno colpito con un nuovo attentato suicida nella citta’. Questa volta l’attentatore non ha raggiunto la postazione di soldati maliani davanti alla quale intendeva farsi saltare in aria, all’ingresso nord della citta’. L’esplosione, provocata con ogni probabilita’ da una cintura imbottita di Semtex o C4, e’ avvenuta quando i soldati erano ancora a distanza di sicurezza e peraltro – erano da poco passate le 23:00 – in strada non c’era nessuno per il coprifuoco, con il risultato che il solo a morire e’ stato l’attentatore. Questa mattina, sul luogo dell’attentato, c’erano ancora i segni dello scoppio. A cominciare dalla testa dell’attentatore che, come sempre in caso di cinture esplosive (ieri sono stati fermati due giovani che le indossavano), per lo scoppio si e’ staccata dal busto volando a qualche decina di metri. Dalle sue fattezze, hanno riferito i soldati maliani, pare si tratti di un arabo o di un tuareg. Cosa che non sorprende piu’ di tanto perche’, a fare da nerbo alle brigate islamiche che ora si oppongono con gli attentati all’intervento franco-africano, sono proprio arabi (algerini, mauritani, tunisini, marocchini) o tuareg (come quelli di Ansar Dine), con una sparuta presenza di neri (forse sudanesi, nigeriani o del sud del Mali). Gli attentati giungono in un momento in cui la guerra sul terreno per i jihadisti sembra persa, ma, di contro, quando tutte le minacce, lanciate prima dell’arrivo dei francesi, sembrano giunte ad esecuzione. Quando, nel tentativo di frenare la macchina bellica che si era messa in moto ma non aveva ancora scatenato l’offensiva, i jihadisti avevano promesso una guerra lunga e sanguinosa, sapevano benissimo di non poter competere con gli armamenti e la forza dei francesi, ma cercavano di incutere il timore che a quella guerreggiata sarebbe seguita una fase del conflitto improntata alle tattiche della guerriglia, cioe’ senza alcun rispetto delle regole, scegliendo citta’ o centri abitati per attaccare. I due attentati e gli scontri di oggi a Gao confermano che e’ il peggiore scenario possibile. I jihadisti, che stanno cercando di attestarsi nell’estremo nord del Paese, nell’altopiano roccioso degli Infoghas, si sono lasciati dietro degli uomini con il compito di rendere un inferno la fase della transizione, cioe’ quella del passaggio dall’amministrazione militare a quella civile. Nulla a che fare con i ”lupi mannari” che le Ss seminarono nelle retrovie degli alleati in Europa, perche’ qui di infrastrutture o comunicazioni da distruggere non ce ne sono. Ma questi gruppi – dieci guerriglieri a massimo – rischiano di dimostrarsi una spina nel fianco con i loro attacchi improvvisi, con i loro attentati suicidi, con le mine disseminate qui e la’, a rendere difficile la vita ai vincitori. Redazione Online News

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