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Nel Pdl tutti con la valigia. Ma per andare dove?

Effetto implosione, effetto diaspora, di termini se ne possono trovare diversi. Ma la conclusione, il senso, sono gli stessi. Il partito inventato da Berlusconi (il secondo, e cioè il Pdl) è arrivato al capolinea. Oltre c’è il buio.La sofferta esclusione dalle liste di tre big come Nicola Cosentino, Claudio Scajola e Marcello Dell’Utri ha lasciato il segno nella storia del Pdl, cambiando i gia’ fragili equilibri di potere tra le varie correnti. Il soggetto politico nato da una scommessa di Silvio Berlusconi, attraverso una sorta di fusione fredda tra Fi e An nel 2009, e’ oggi un partito ammaccato e lacerato dalle continue tensioni interne, dovute, per lo piu’, a vecchi rancori mai sopiti, e a nuovi malumori legati alla ‘fase due’ inaugurata da Angelino Alfano (con il placet del Cavaliere) proprio con l’eliminazione di alcuni ‘impresentabili’. Tensioni che potrebbero mettere a rischio la rimonta che l’uomo di Arcore sta tentando, praticamente da solo, grazie alla massiccia presenza in tv e alla sua leadership. ”Il braccio di ferro tra Alfano e Verdini sulle candidature ha fatto saltare tutti gli schemi, e’ stato un vero e proprio terremoto, le scosse di assestamento si sentiranno ancora per molto’ ed è fondato il rischio implosione, in caso si sconfitta elettorale”. A fare le spese di questa guerra sulle liste sono stati, soprattutto gli ex An, che rappresentavano circa un quarto dell’intero partito e ora sono a rischio emarginazione, mentre si sono salvate la componente socialista e quella ciellina. Ad avere la meglio, invece, sono stati gli ex di Fi (in testa i fedelissimi del Cav e i cosiddetti ‘alfaniani’). Ora, pero’, molti si chiedono se un Pdl ‘dimagrito’ ”possa favorire il processo di normalizzazione attorno alla segreteria Alfano o andare incontro a una crisi irreversibile, dimostrando tutti i limiti di un cartello elettorale senza prospettiva politica”. Dopo il voto, infatti, tutto sara’ diverso. Anche se Berlusconi ostenta sicurezza in pubblico (”il sorpasso sulla sinistra e’ vicino”), si respira sempre di piu’ un’aria di ‘governissimo’ (leggi Monti bis o simili) in caso di pareggio e nei corridoi dei palazzi circolano con insistenza voci di vari parlamentari pidiellini diretti verso altri lidi (tentati soprattutto dalle ‘sirene montiane’), visto che il Pd difficilmente potra’ fare a meno della stampella del Professore per governare. Insomma, il giorno dopo il voto si apre tutta un’altra partita.
Berlusconi sa bene che il 24-25 febbraio si giochera’ il tutto per tutto: si annunciano, quindi, due settimane di fuoco in tv e radio, con comizi in tutte le regioni chiave per la riconquista del Senato. Il suo obiettivo non dichiarato ma chiaro a tutti i big del partito sin dal primo momento, raccontano, e’ ”perdere bene ed essere ancora determinanti nella prossima legislatura, il resto non conta”. Da qui la ‘strategia del voto utile’ contro i ‘partitini’ e i continui appelli agli indecisi. Una strategia che alimenta il sospetto, soprattutto tra le fila degli ex An, che sotto traccia si lavori all’ipotesi di larghe intese. I malumori interni al Pdl sono per ora messi a tacere, ma pronti a scoppiare il giorno dopo il voto. Specialmente in caso di un nuovo flop elettorale dopo le ultime amministrative. I mugugni sono arrivati alle orecchie dei vertici di via dell’Umilta’, si concentrerebbero nell’area cattolico-moderata del partito. Naturalmente, quelli che destano piu’ sospetti sono i cosiddetti montiani (a cominciare dai parlamentari di ‘Italia popolare’), che hanno flirtato a lungo con il Professore per poi fare marcia indietro all’ultimo minuto (non a caso, sono stati premiati dal Cav con candidature blindate). A loro, e non sono a loro, raccontano, non bastera’ piu’ la promessa di una grande casa dei moderati sotto le insegne del Ppe. L’area dei cattolici moderati del Pdl, con legami profondi OltreTevere e un serbatoio di voti potenzialmente cospicuo, e’ in fibrillazione da tempo. Molti pidiellini delusi guarderebbero invece al movimento di Oscar Giannino, non a caso uno dei bersagli preferiti del Cav in questi ultimi giorni di campagna elettorale. Le tensioni piu’ forti, comunque, si colgono soprattutto tra le file degli ex An (contrari a ogni ipotesi di dialogo con Monti): si sentono penalizzati dalle liste e temono di essere cannibalizzati in caso di ‘governissimi’. Senza rassicurazioni sul futuro, tradizionalmente ben radicati sul territorio, in mancanza di un’adeguata rappresentanza parlamentare, saranno costretti a cercare dopo il voto nuovi interlocutori fuori dal Pdl convergendo, magari, verso ‘Fratelli d’Italia’ con il tandem Meloni-La Russa. A conti fatti, dunque, liste alla mano, possono cantare vittoria solo gli ex di Forza Italia: bene sono andati i cosiddetti ‘alfaniani’, benissimo i fedelissimi del Cav, quelli che hanno invocato il ritorno in campo del ‘capo’ sin dal primo momento. Ma può accadere di tutto, dopo il 25 febbraio. Tutti con la valigia pronta. Ma per andare dove?
Redazione Online-news

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