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Tangenti, tutti a gridare allo scandalo. Ma Berlusconi dice quello che i politici sanno da sempre

Adesso sono tutti lì a gridare allo scandalo, bersaglio Silvio Berlusconi: questo perché ha detto quello che tutti, e sopratutto i politici, sanno da sempre, e cioè che ”la tangente e’ un fenomeno che esiste, non si possono negare le situazioni di necessità se si va trattare nei Paesi del terzo mondo o con qualche regime”. Così il Cavaliere sulla vicenda Finmeccanica; che, a Omnibus, ha aggiunto: “Io ho fotografato la realtà esistente. Quando si tratta dei nostri gioielli che devono trattare con paesi stranieri, essi devono adeguarsi alle altre democrazie. Questa magistratura ha dimostrato autolesionismo. Noi ci stiamo facendo fuori, nessuno tratterrà più con noi. Si tratta di masochismo puro. Vogliamo non pagare commissioni? Allora stiamo a casa”.
Le tangenti sono, da sempre, proibite dalla legge. In tutti i paesi. Resta poi il fatto, per esempio, che l’ente di controllo che esiste negli Stati Uniti ha sempre “pizzicato”, e processato, soltanto rappresentanti di aziende non americane. Possibile che nessuna azienda Usa ricorra alle tangenti? Per molti è lecito pensare che certi paesi preferiscano difendere gli “interessi di stato”. Come fa per esempio la Francia, che le tangenti le hanno addirittura legalizzate: il destinatario, purché non francese, deve essere indicato alle autorità competenti – ma il suo nome resterà segreto – e la somma pagata deve essere inserita nel bilancio dell’operazione.
In Italia, per quanto riguarda le commesse “strategiche” (armi, energia, petrolio), le tangenti sono certamente state pagate come fanno tutti gli altri paesi concorrenti. Basterebbe ricordare l’Eni di Enrico Mattei, che per farsi largo nello spazio occupato dalle grandi compagnie petrolifere internazionali, non esitò a schierarsi nel Nordafrica al fianco dei movimenti di liberazione delle allora colonie francesi (per parlare solo di quelle). Da allora i metodi sono diventati più raffinati, ma è difficile credere che siano stati estirpati, soprattutto perché, principalmente nei paesi in via di sviluppo, c’è una corruzione ancora più diffusa e profonda di quella che esiste in Italia e nei paesi occidentali. Basti pensare alle “commissioni” che in paesi come la Cina e certi stati arabi si debbono pagare per essere ammessi sui loro mercati.
“Queste cose sono sempre proibite dalla legge. Ma sono cose a latere, certi Paesi magari ti chiedono di fare una scuola o un ospedale, che non sono cose contro la legge: sono costi che le aziende mettono in bilancio. Non vedo reati da parte delle nostre aziende. “Spero che gli italiani non si meraviglino da sepolcri imbiancati. Orsi è un ottimo amministratore delegato il migliore in quel periodo ed è andato ad occupare un posto nell’azienda più importante” ha affermato ancora Berlusconi, prina di dirsi favorevole alla reintroduzione dell’immunità parlamentare “perché c’è una magistratura rossa, un cancro per la democrazia, una patologia enorme del vivere civile”.
La realtà illustrata da Berlusconi, e non si tratta qui di essere berluscones oppure no, è per forza di cose conosciuta, in Italia, dai rappresentanti di tutti i partiti che sono stati al potere.
Così non possono non apparire di facciata le reazioni dei politici nostrani. Come per esempio quella di Pierluigi Bersani, del PD, a Radio Popolare: “Basta con le tangenti e basta con Berlusconi”. Prima poi di ammettere: “Io non escludo che nel mercato globale accadano cose di questo genere e allora sarà bene darsi dei codici di comportamento su scala europea perché ci deve essere la garanzia che i vertici aziendali siano responsabili di protocolli condivisi che escludano vicende di questo tipo. Vogliamo avere un mercato pulito. Dopo di che bisogna vedere cosa c’é di italiano. Io non mi arrendo all’idea che si possa andare avanti solo oliando la ruota. Altrimenti facciamo un mondo non accettabile”. E Anna Finocchiaro, sempre del Pd: “Berlusconi che fa? L’apologia della tangente, che non sarebbe un reato ma una commissione estera. E’ assurdo, e gravissimo insieme, che una personalità politica leader di uno schieramento, più volte Presidente del Consiglio di questo Paese, possa anche solo pensare una cosa del genere. Gli italiani valutino il rischio che corriamo per l’ennesima volta”
A sinistra di Bersani, Antonio Ingroia (Rivoluzione civile) ha chiosato che “Berlusconi si autoassolve e giustifica la corruzione come un’attività normale e necessaria. L’ex premier parla come un qualunque imputato e si conferma un corruttore della vita politica, economia e morale del Paese”. Lo dichiara il leader di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia. Ma che dire di Gianfranco Fini, che da ministro degli esteri la realtà della vendita di materiale strategico l’ha sicuramente vista da vicino, quando osserva: ”Berlusconi si e’ confessato. Dire che pagare una tangente può essere una situazione di necessità, significa essere pronti a corrompere pur di raggiungere un obiettivo. Chissà se parlava di se stesso”.
Carlo Rebecchi

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