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Idi, la Congregazione chiede aiuto al Vaticano. E si muove il cardinal Bertone

La Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, a cui fa capo l’Idi, l’Istituto dermopatico dell’Immacolata, si e’ rivolta al Vaticano per salvare l’ospedale. Lo ha fatto con una lettera inviata al cardinale Tarcisio Bertone. Il Segretario di Stato, secondo quanto riferiscono autorevoli fonti vaticane, ha immediatamente attivato la macchina perche’ si mettesse a punto un progetto di salvataggio del polo ospedaliero, che rappresenta un’eccellenza nel campo dermatologico e oncologico, con l’obiettivo di salvaguardare le 1500 famiglie degli operatori dell’ospedale e il patrimonio scientifico. La Congregazione ha fatto bene a chiedere l’intervento del Vaticano , ma l’obiettivo deve essere quello di salvaguardare i lavoratori che da 7 mesi sono senza stipendio. Ed e’ inoltre importante che chi ha amministrato male venga rimosso”, replicano i sindacati. E’ la stessa linea sostenuta dal sen Pd Ignazio Marino: “Dai bilanci dell’IDI è stata sottratta una somma superiore a 500 milioni di euro. La Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale si è occupata della drammatica vicenda dell’istituto di ricovero e cura a carattere scientifico con numerose audizioni. In una di esse l’allora Commissario ad acta per la sanità nella Regione Lazio, Enrico Bondi, ha segnalato un contenzioso tra l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata e la stessa Regione per un ammontare di circa 152 milioni di euro a causa di un meccanismo di doppia fatturazione. Insomma, vi sono responsabilità amministrative gravissime che devono essere riconosciute e perseguite e che hanno condotto alla rovina un polo di eccellenza della sanità. La richiesta di aiuto della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione – prosegue Marino – è un bene, ma è anche l’ennesimo segnale di una situazione insostenibile che danneggia i pazienti e determina una intollerabile incertezza per medici, infermieri e tecnici da mesi senza stipendio. Per salvare la struttura dal fallimento serve un piano di sviluppo delle attività ospedaliere concreto e credibile. Ho già spiegato che quello proposto agli operatori sanitari non offriva le opportune sicurezze e tagliava 500 professionalita` cancellando altrettanti posti di lavoro. Si parlava di creare nuovi reparti, ma non si prevedeva alcun investimento in settori come la dermatologia o in altri settori cruciali come la chirurgia plastica e vascolare, per cui l’IDI rappresenta il polo di riferimento per tutto il centro e sud Italia”.

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