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La guerra di Pierluigi, giù le mani da La7

“Siccome siamo in una settimana cruciale tendo a ragionare come se fossi già al governo e devo preoccuparmi che le decisioni siano prese in assenza di conflitti di interessi e senza costruire posizioni dominanti e poi che ci sia una traiettoria industriale. La esaminerei così aggiungendo che una rilettura dell’Antitrust è necessaria”., dice Pier Luigi Bersani sull’offerta di Cairo per l’acquisto de La 7. Berlusconi replica: “Su La7 Bersani ha fatto un avvertimento mafioso. Ha detto: aspettate a vendere perché se saremo al governo interverremo a fare non so cosa a Mediaset per cui La7 varrà di più. E’ una situazione da denunciare. Non ho rapporto con Urbano Cairo che per alcuni anni è stato mio assistente – ha proseguito il Cavaliere – poi è diventato un imprenditore in proprio ed è diverso tempo che non lo sento. In questo momento non ci sono affari in editoria perché con la crisi c’é stato il calo della pubblicità intorno al 20% non c’é azienda in Italia che produca utili”.Controreplica Bersani: “A Berlusconi le regole danno l’orticaria, è curioso perché tutte le volte che uno parla di regole Berlusconi si offende – ha detto – ma io non ho nominato né lui né La7”. Ecco, Pierluigi e Silvio hanno trovato qualcosa di nuovo su cui azzuffarsi, alla vigilia delle elezioni, nella fase finale della turbolenta campagna elettorale. La7 è un boccone prelibato, è la nuova stella, vale oro, è una emittente che negli ultimi tempi ha preso una sua consistenza e una sua fisionomia. Cadesse nelle mani sbagliate sarebbe complicato raddrizzare la situazione. La questione è importante sia per il centro destra che per il centro sinistra e Bersani è subito saltato sulla sedia strillando quando tutti si sono fatti da parte del lasciare passare Cairo. E ha ragione. Così come ha ragione Berlusconi a parlare di avvertimento (più o meno mafioso). Nella querelle si inserisce Roberto Maroni: “Il Pd è molto attento agli affari, alle partecipazioni azionarie ed ai mezzi di comunicazione – sostiene il leader leghista – e vuole che non solo la Rai ma anche le altre tv rientrino nella sua sfera di interesse. Molti giornali, apparentemente indipendenti, sono da sempre schierati – aggiunge – Il Pd ha sempre giocato sull’ipocrisia: non ha mai voluto risolvere il conflitto di interessi perché avrebbe dovuto risolvere i suoi conflitti sulle cooperative, sulle banche”. Quindi sull’argomento Maroni spiega: “condivido l’opinione di Berlusconi” sull’avvertimento “mafioso” di Pierluigi Bersani dopo il rifiuto dell’offerta Della Valle per La7. “Il Pd – argomenta Maroni – ha interesse affinché non solo la Rai ma anche le altre tv private rientrino sotto la sua sfera di influenza politica. Ha usato e continua ad usare i mezzi di comunicazione per fare politica e anche molti giornali sono schierati anche se in apparenza sono indipendenti. Il fatto che il Pd voglia avere anche il controllo de La7 mi sembra troppo. E la dimostrazione che il Pd ha sempre predicato bene e razzolato male è il fatto che non abbia mai risolto il conflitto di interessi. E questo perché avrebbe dovuto intervenire anche sul suo conflitto di interessi: quello che ha con la rete delle cooperative, con le società, le banche e i mezzi di comunicazione. E’ la solita ipocrisia della sinistra: se loro fanno una cosa va bene, se la fanno gli altri no”.Intanto Urbano Cario su La Stampa traccia le future linee dell’emittente: ”La linea editoriale non è affatto in discussione. Non do via i giocatori migliori, quelli che creano ascolto, che ci danno visibilità sul mercato. Di loro non si muoverà nessuno, anzi, dovremo fare il massimo per valorizzarli”. Cairo sottolinea che non solo resterà Mentana “ma anche Santoro, la Gruber, Formigli. Professionisti validissimi che non ho alcuna intenzione di cambiare. Non sono un editore televisivo, almeno non ancora. Ma certe cose mi sono già molto chiare”. Quindi nessun rischio di tv berlusconiana, “anzi. Io da Berlusconi – ricorda – sono stato licenziato nel 1995, da allora l’ho sempre avuto come avversario”. Lo scoglio più difficile, dice, sarà cominciare “a rientrare delle perdite, ma senza venire meno agli obiettivi della rete”. Ma “il valore delle news e dell’approfondimento” sarà preservato, “non sarà certo lì che andremo a tagliare i costi”. Cairo non si esprime sul perché Telecom abbia scelto la sua offerta, ma, osserva “noi prendendo La7 gli portiamo via la parte problematica, quella che perde, lasciando a loro la piattaforma multiplex, quella per la trasmissione del segnale digitale, destinata ad avere più valore in futuro”. Ieri sera , come è noto, Telecom ha reso noto che tratterà la cessione di La7 in esclusiva con Urbano Cairo, dopo che il Cda ha preferito la sua offerta a quella del fondo Clessidra, anche se la decisione non è stata presa all’unanimità. La partitadovrebbe chiudersi ai primi di marzo in modo da permettere al cda di Telecom Italia Media in agenda per il 4 marzo di deliberare la vendita. L’imprenditore piemontese comunque guarda già avanti: “é importante mettersi velocemente al lavoro per dare slancio alla rete che ha dei punti di forza notevoli ma anche costi notevoli. Bisogna trovare un equilibrio”, ha spiegato. Nessuna apertura dunque a Diego Della Valle che aveva presentato una manifestazione di interesse chiedendo tempo per studiare il dossier e presentare la sua proposta. E nessuna concessione alla politica che chiedeva di rimandare a dopo le elezioni ogni decisione. ”
Redazione Online-news

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