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SIRIA/ I ribelli attaccano la residenza di Assad a Damasco

Per la prima volta dallo scoppio della rivolta armata in Siria colpi di mortaio sparati dai ribelli hanno colpito oggi il Palazzo di Ottobre a Damasco, una delle residenze presidenziali e simbolo del potere incarnato dalla famiglia Assad al potere da oltre 40 anni. Il presidente Bashar al Assad e’ da mesi al sicuro nel Palazzo del Popolo, situato su una collina piu’ alta e che sovrasta la capitale. I colpi odierni hanno solo danneggiato un muro di cinta di Qasr Tishrin, ma l’accaduto – confermato anche da fonti ufficiali – ha un forte significato simbolico: i ribelli sono sempre piu’ vicini al cuore formale del regime. E come ulteriore segnale del deterioramento della sicurezza a Damasco, la Russia ha annunciato oggi l’avvio di un eventuale piano di evacuazione dei suoi oltre 30mila connazionali ancora rimasti in Siria, con l’invio nel Mediterraneo di altre quattro navi militari. E mentre si attende il 25 febbraio prossimo la visita a Mosca del ministro degli Esteri siriano Walid al Muallim, oggi sono atterrati all’aeroporto di Latakia, l’unico scalo civile della Siria ancora funzionante e relativamente sicuro, due aerei russi carichi di oltre 40 tonnellate di aiuti alla popolazione siriana, ma che saranno distribuiti dalle agenzie governative. I due velivoli serviranno per rimpatriare alcune centinaia di cittadini russi. Nella notte ad Aleppo si e’ inoltre consumata una strage di civili – che ha visto ancora una volta morire molti bambini – uccisi dal crollo di palazzine centrate da un missile Scud lanciato dalle forze governative contro una zona controllata dagli insorti. Alcune fonti di attivisti parlano di almeno 31 uccisi, la meta’ dei quali bambini, altre invece di 47 vittime. E’ impossibile verificare sul terreno e in maniera indipendente queste informazioni, mentre sul web sono stati pubblicati diversi video che mostrano la scena dell’esplosione, nel quartiere di Jabal Baddur nel nord-est di Aleppo: uno spiazzo di macerie sulle quali decine di persone si affollano per cercare di trarre in salvo superstiti e corpi senza vita. Nella Siria centrale prosegue intanto la battaglia in corso da sabato scorso tra ribelli sunniti e miliziani di Hezbollah, il movimento sciita libanese alleato degli Assad e che da tempo controlla una striscia di territorio in piena Siria, a sud-ovest di Homs. Nei giorni scorsi, il Partito di Dio aveva confermato di aver perso almeno uno dei suoi membri, e nei mesi passati il leader di Hezbollah, il sayyid Hasan Nasrallah, aveva giustificato il coinvolgimento dei suoi miliziani in Siria per ”proteggere le comunita’ (sciite)” che abitano oltre confine. Dal canto loro, i residenti di Qusayr, la cittadina a maggioranza sunnita che un tempo ospitava piu’ di 40mila abitanti e che si trova lungo il punto di passaggio dei convogli di armi iraniane dirette a Hezbollah, denunciano ”l’invasione delle milizie sciite” e cercano da sabato di resistere all’attacco, ”portato con mortai, lancia razzi” e sostenuto ”da carri armati e blindati” dell’esercito governativo siriano. In un comunicato diffuso da una sigla dell’Esercito libero (i ribelli) si minaccia Hezbollah di compiere azioni di rappresaglia in Libano se il Partito di Dio non cessa entro 48 ore le sue operazioni. Ma il comunicato e’ stato da piu’ parti giudicato poco attendibile. I ribelli di Qusayr che difendono il loro territorio non hanno i mezzi per contrattaccare, afferma una fonte locale interpellata via skype dall’ANSA. ”Possiamo solo resistere e uccidere uno a uno gli Hezbollah”. Intanto dall’agenzia Onu per i rifugiati e’ giunto oggi l’ennesimo allarme: circa quattro milioni di siriani (un quinto della popolazione) hanno bisogno di aiuto. Di questi, circa 850mila sono fuggiti dal Paese e gli altri sono sfollati, intrappolati nella guerra.

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