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Attentato Damasco: ulteriore escalation della guerra in Siria

Attentato a Damasco, 53 morti

L’attentato di oggi a Damasco – il cui bilancio è finora di 53 morti – segna un nuovo passo nell’escalation della guerra in Siria: è infatti la prima volta che un attentato così grave avviene nella capitale siriana. Un conflitto che in quasi due anni ha già provocato la morte di circa 70.000 persone tra uomini, donne e bambini. Bambini che, secondo le informazioni finora filtrate da Damasco, dovrebbero essere numerosi anche tra le vittime dell’attentato odierno, compiuto nel centro della città, lungo una via estremamente trafficata, vicino alla sede del partito Baath e all’ambasciata russa.

Una, o forse due, le autobombe che sono state fatte esplodere dagli autori dell’attentato, che secondo la tv di stato sarebbero “terroristi”, mentre secondo i ribelli responsabili sarebbero gli uomini del regime del presidente Assad. La tv di stato ha mostrato le immagini della strage (i feriti sarebbero più di 250) e testimoni hanno affermato che l’esplosione avrebbe coinvolto studenti di una scuyola vicina, la Abdallah Ben Zubeir. Nelle immagini tv si vedono corpi senza vita distesi per terra , carcasse fumanti di auto.. Una densa nuvola di fumo è visibile da tutta la città.

Fonti citate da “Sana Revolution”, ma non confermabili, indicano che dietro all’attentato ci sarebbe il regime; ambulanze sarebbero state viste parcheggiate vicino al luogo dell’attentato prima dell’incidente; e la tv ufficiale vi è giunta nel giro di pochi minuti.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani la sede del partito Baah sarebbe stata quasi interamente distrutta. Prima di questa nuova strage, altri attentati erano avvenuti oggi in diversi quartieri della città. Secondo il sito Sky news arabic un’altra esplosione ha colpito la sede dei servizi segreti, nel quartiere di Al-Qabun. Colpi di mortaio sono stati inoltre sparati contro la sede dell’esercito siriano. Delle decine di attacchi registrati negli ultimi giorni attorno a Damasco 17 sono stati rivendicati dal gruppo ribelle di Jabhat al Nusra, affiliato ad al Qaeda.

La Coalizione nazionale siriana, il principale organo dell’opposizione al presidente Assad, ha ribadito di essere disposta a negoziare un accordo di pace. Sembra anzi, a questo proposito, che abbia cancellato una delle precondizioni poste per l’apertura di un negoziato, la rimozione di Assad.

Secondo una bozza di comunicato visionato dall’agenzia Reuter’s, la Coalizione sarebbe pronta a negoziare “ma il presidente Assad non può fare parte di alcun accordo”. Il documento aggiunge che Assad deve essere considerato responsabile dello spargimento di sangue e che qualsiasi accordo deve avvenire sotto l’egida di Stati Uniti e Russia. Carlo Rebecchi Online News – Tutti i diritti riservati

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