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IL CASO/ 1 – “Non c’è presenza di cavallo” nella carne sequestrata alla Nestlè

La buona notizia è che i test sulle 26 tonnellate di carne sequestrate l’altro giorno dai Nas dei carabinieri nella sede della Nestlè sono negativi. Secondo le analisi effettuate dall’Istituto Zooprofilattico di Torino tutta la carne è bovina al 100% come da regolare etichettatura e non ci sono tracce di carne di cavallo. La cattiva notizia è che lo scandalo sta dilagando in tutta Europa e che oltre alla carne equina non tracciata i presidi sanitari di tutto il continente stanno accertando se negli alimenti a base di carne bovina mischiata con la carne di cavallo, con percentuali che arrivano al 60%, ci sono pure tracce di fenibultazone, un antinfiammatorio utilizzato per i cavalli non destinati alla macellazione e quindi al consumo alimentare. Il rischio è minimo ma il fenibultazone può provocare una malattia potenzialmente letale come l’anemia aplastica che provoca negli esseri umani una carenza di produzione di cellule del sangue nel midollo spinale. Oltre all’allarme dei consumatori e alla conseguente contrazione dei consumi, la crisi della carne di cavallo inizia ad avere effetti pure sulle aziende. La multinazionale francese Spanghero, una delle più coinvolte nello scandalo, ha deciso di abbandonare tutte le sue attività di commercio di carne. La decisione è stata presa dall’azienda in via unilaterale, dopo che le autorità francesi lo scorso 14 febbraio, a scopo cautelativo, avevano sospeso all’azienda la licenza commerciale in attesa dei risultati dei controlli sanitari. «Chiudiamo questa attività commerciale che per noi rappresenta solo il 2% del business prima che finiscano i controlli», rassicura i consumatori Barthelemy Aguerre, il presidente di Spanghero. Il fatto è che nessuno sa con esattezza quanta carna equina sia in circolazione in Europa mescolata alla carne bovina. A rendere complicata la mappatura è soprattutto il fatto che la carne equina non è tracciata per legge rendendo facile la vita ad alcuni produttori disonesti che per abbattere i costi l’hanno mescolata con la più costosa carne bovina. Nello scandalo – con migliaia di preparazioni ritirate dal mercato, dai ravioli ai piatti pronti – sono coinvolte Italia, Irlanda, Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Svizzera, Germania, Svezia e Belgio. Un fenomeno dilagante anche perchè in alcuni Paesi europei la crisi economica ha buttato sul mercato enormi quantità di carne equina non controllate e non controllabili. A partire dalla Romania dove il divieto di circolazione agli equini sulle strade sotto ogni forma ha riempito i macelli fino ad altri Paesi europei dove la spending review ha convinto i proprietari di cavalli a disfarsene avviandoli alla filiera alimentare.

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