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Roulette elettorale. Le jeux son fait e nulla sarà come prima

Le jeux son fait. Le “puntate” dei partiti sono cosa fatta, non resta ora che attendere che la roulette – il voto di domenica e lunedì – si fermi: probabilmente sul “rouge” se si crede alla tendenza che era in atto quando ancora si potevano pubblicare i risultati dei sondaggi. Aspettare lunedì per vedere se le promesse dei partiti tradizionali negli ultimi giorni di campagna, e il “botto” del M5S di Beppe Grillo a San Giovanni, hanno cambiato qualcosa. Le certezze, oggi, sono che il ricambio in Parlamento sarà, secondo gli esperti, di almeno il 50 per cento. Ricambio non solo di nomi ma anche generazionale, più a sinistra che a destra. con, probabilmente, molte più donne che in passato. E che nelle aule parlamentari irromperanno, il numero esatto lo diranno gli elettori, i “grillini” del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.
Ed è questa la “notizia” che si può dare fin da oggi, senza aspettare il risultato del voto: nulla, in Parlamento, sarà più come prima. Come atmosfera, come approccio ai problemi; e si spera, col tempo, anche come risultati. Molti giornali definiscono i “grillini” “l’antipolitica”: ed è vero che fino ad oggi hanno soprattutto “picconato” il sistema, dato che da fuori dal Palazzo ben poco d’altro avrebbero potuto fare. Ora, però, nel Palazzo ci entreranno: e in verosimilmente un numero sufficiente per fare parte di tutti i centri decisionali aperti all’opposizione, dall’aula alle Commissioni. Se manterranno fede agli impegni annunciati, e rifiuteranno la logica scambista del “io ti do questo e tu mi dai quello”, diranno sì ai provvedimenti in linea con il loro programma, ci possiamo aspettare che denuncino pubblicamente quelli che a loro giudizio non dovrebbero essere approvati. E’ proprio lì, nei gangli vitali della politica (buona e cattiva) del Parlamento che il ruolo di testimonianza dei “grillini” sarà fondamentale, al di là della possibile mancanza di proposte che viene loro rimproverata. Saranno utili al Paese se daranno trasparenza al sistema, raccontando a giornali e tv gli inciuci sottobanco che sono stati troppo spesso una costante della politica del Paese. L’esempio è quello dato dal consigliere regionale radicale a Roma: è bastato che rendesse pubbliche delle cifre ufficiali – ma fino ad allora tenute nascoste – perché il Consiglio Regionale crollasse.
Gli altri partiti, diciamo “tradizionali”, hanno due strade. O riusciranno ad attirare i “grillini” nel loro sistema – cosa che non si può escludere a priori, nessuno è perfertto, e l’odore del potere (e magari anche dei soldi, ha un indubbio fascino – oppure dovranno malgré tout adeguarsi, tener conto delle posizioni annunciate dai “talebani” di Beppe. E se la situazione si rivelasse ingovernabile (eventualità possibile se il Professor Mario Monti non dovesse raggiungere almeno il 10% dei suffragi) meglio tornare di nuovo alle urne, anche nel giro di pochi mesi, affinché a decidere siano gli elettori e non gli staff dei partiti. Carlo Rebecchi Online News – Tutti i diritti riservati

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