| categoria: politica, Senza categoria, speciale elezioni 2013

I montiani mettono all’angolo l’Udc. Che processa Casini

“E’ chiaro che la scelta di non fare una lista unica dappertutto ci ha penalizzato, ha fatto sbandare il partito”. Rocco Buttiglione è solo uno dei tanti esponenti dell’Udc delusi dal risultato delle urne. All’indomani del voto Pier Ferdinando Casini ha ammesso la sconfitta, oggi dietro le quinte i dirigenti del partito di via Due Macelli stilano un primo bilancio. “Serve – spiega ancora Buttiglione – un governo di larga coalizione che duri cinque anni ma noi dobbiamo porci degli interrogativi. E’ chiaro che o diamo vita ad un partito insieme a Monti oppure Casini dovrà dichiarare che la sua linea è stata fallimentare”.Commenti simili anche da altri ‘big’, “siamo riusciti a distruggere un partito con scelte dissennate”, viene osservato. Stesso malumore nelle fila di Fli con Gianfranco Fini addirittura fuori dal Parlamento. Il presidente della Camera si prenderà un periodo di riposo, fonderà un’area culturale e intanto già promette battaglia per non lasciare la destra nelle mani di Berlusconi. Per l’Udc, intanto, si apre un altro scenario. E molto dipenderà dalle scelte di Mario Monti, Andrea Riccardi, Luca Cordero di Montezemolo, Andrea Olivero e Lorenzo Dellai. I promotori di ‘Scelta civica’ si riuniranno il 27 febbraio per decidere i futuri passi per strutturare il nuovo partito. Ieri Mario Monti in conferenza stampa ha parlato di una realtà che dovrà diventare, di qui in avanti, “più strutturata”. Il progetto è quello di un maggior radicamento sul territorio che garantisca un maggiore collegamento con la base. Ma all’interno di Scelta Civica è anche in corso una riflessione, senza sconti, sulle ragioni di un risultato al di sotto delle aspettative: un’autocritica sul modo in cui è stata gestita l’immagine di Mario Monti, sovraesposta al punto da essere “snaturata”. A guidare il movimento dovrebbe essere Andrea Riccardi e per il momento non sembra esserci alcuna intenzione di allargare il movimento ai centristi. Ovvero, sì a gruppi parlamentari unici, ma non si va oltre. Mentre in casa Udc è già partito il processo a Casini, sul banco degli imputati per una strategia che in molti a via Due Macelli oggi definiscono “schizofrenica”. Ha abbandonato le truppe alla Camera per giocarsi la partita della presidenza della Camera, è una delle critiche che viene riferita. Perchè, si domandano le stesse fonti, presentarsi come il campione del montismo e poi condurre una campagna elettorale isolata e, in alcuni momenti, ostile a quella del Professore? Il risultato è che in pochi, tra gli appartenenti allo stato maggiore centrista, hanno guadagnato un posto in Parlamento. Sono rimasti fuori nomi apprezzati sul territorio, e veri e propri ‘motori’ del partito come Roberto Rao. Gli eletti sono finora otto: alla Camera entrano il segretario del partito Lorenzo Cesa, il presidente Rocco Buttiglione, il ministro delle politiche agricole Antonio Catania, l’ex capogruppo al Senato Gianpiero D’Alia. Eletto nella circoscrizione estero Sudamerica Riccardo Merlo, responsabile italiani all’estero dell’Udc. A questi devono aggiungersi gli incerti. Ne entrerà uno tra Roberto Occhiuto e Angelo Cera; uno tra Ferdinando Adornato e Giovanni Pistorio; uno tra Giuseppe De Mita e Stefano Valdegamberi.Al Senato, poi, il bottino è ancora più magro, con il solo De Poli e lo stesso Casini a figurare tra gli eletti. La leadership di Casini, al momento, non è in discussione. Semmai si ragiona sulle scelte fatte fin qui. Un esponente del partito per esempio sottolinea, da una parte, che presentarsi con tre liste alla Camera ha permesso di raggiungere la soglia del 10 per cento, con quella sorta di travaso ematico verso ‘Scelta Civica’ evocata dallo stesso Casini. Ora, la priorità è rivitalizzare il partito, fermo a un 1,8 per cento che rappresenta il punto più basso della sua storia

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