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Tre leader per una strana partita a scacchi: chi resterà con il cerino in mano?

A scrutinio ormai terminato l’unica certezza è quella della prima ora, l’affermazione trionfale del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Confermata anche l’impressione, fattasi con il passare delle ore certezza, di un forte rischio di ingovernabilità. Il centrosinistra ha la maggioranza assoluta alla Camera grazie al premio di maggioranza, ma lo scarto con il Pdl è appena dello 0,36%. Pd 340 deputati (55%), Casa della libertà 124, Mov5S 108, Scelta civica di Monti 45. Il che ha fatto dire a Pierluigi Bersani: “E’ chiaro che chi non riesce a garantire governabilità non può dire di aver vinto. E noi non abbiamo vinto anche se siamo arrivati primi. Questa è la nostra delusione”. Al Senato, invece, nessuna coalizione ha i 158 seggi per governare da sola: centrodestra (30,72%) 116 seggi, centrosinistra (31,63) 113, Mov5S 54, Monti 18.L’ingovernabilità, appunto. Che la maggior parte degli italiani chiama più semplicemente “che confusione”, “che schifo”; oppure si divide e litiga. E’ successo davanti a più di un’edicola, tra lettori di quotidiani di opinioni diverse, dove un anziano pensionato è stato sentito dire “..Almeno Berlusconi ci avrebbe restituito l’Imu”, subito zittito da un’altra persona che ce l’aveva con un Cavaliere “che ci ha preso in giro per anni” e un’altra ancora che a proposito di Grillo dichiarava “a me non piace nessuno ma lui, in più, è che è maleducato, grida sempre”. Del professor Monti, ormai nessuno parla più, se non magari per dire che è “quello che doveva risanare l’Italia e invece ci ha caricato di tasse”. A livello politico, il tono è diverso ma la confusione – o meglio: il non sapere cosa fare – è altrettanto grande, a dopo che, per la prima volta dalla chiusura delle urne, hanno parlato tutte e tre i leader della principali coalizioni.

Per l’autore della “grande rimonta” Silvio Berlusconi, il “quasi” vincitore, l’ipotesi di un governo di larghe intese, di un’alleanza con il Pd non viene esclusa “ma occorre una riflessione che richiederà qualche tempo”. Bersani ha attribuito la “quasi” sconfitta del Pd “al rifiuto della politica così come si è presentata in questi anni, di istituzioni inefficienti e di una politica apparsa moralmente non credibile”, e ha dichiarato di essere pronto ad assumersi la “responsabilità” che ricade sul primo partito, cioè l’incarico di governo, “per un governo che presenti alcuni punti fondamentali di cambiamento, un programma essenziale da presentare in Parlamento per una riforma della istituzioni, della politica, a partire dai suoi costi, e dalla moralità”. E Beppe Grillo? “ Vedremo riforma per riforma, legge per legge. Se ci sono proposte che rientrano nel nostro programma le voteremo”.

Questo il linguaggio ufficiale, che forse nel solo caso di Grillo è credibile al 100 per 100. Per lui è già tutto chiaro. “Il sistema dei vecchi partiti è già crollato. Vedrete, adesso tenteranno di fare una riedizione del governo Monti con un altro Monti. Il Mov5S non si allea con nessuno, come ho sempre dichiarato. Lo dirò a Napolitano quando farà il solito giro di consultazioni”. Perché è proprio Grillo che guiderà la delegazione al Quirinale quando verso la fine di marzo ci saranno le consultazioni, “come garante del movimento e anche per una soddisfazione”, con una sua idea su chi dovrebbe succedere all’attuale presidente: Dario Fo, “una mente aperta, e noi abbiamo bisogno di menti aperte”. Il candidato del Mov5S sarà scelto, ha aggiunto Grillo, via Internet.

Alla disponibilità di Grillo di votare le leggi che sono nel programma del suo movimento, anche se presentate da altri, ha fatto riferimento Bersani quando, nel pomeriggio, ha detto di essere pronto ad assumersi la responsabilità dell’incarico di governo. Dopo aver precisato che non avvierà alcuna “trattativa diplomatica segreta” con gli altri partiti, Bersani ha detto che il Pd esporrà le sue proposte in Parlamento “in modo che ciascuno poi decida davanti al Paese”. E se i “grillini” dicessero no?. “So che fin qui hanno detto ‘tutti a casa’. Ora ci sono anche loro, e o vanno a casa anche loro oppure dicono quello che vogliono fare per questo paese che è anche il loro e per i loro figli” ha spiegato Grillo.
Attraverso le dichiarazioni ufficiali, e i “si dice” che rimbombano nei corridoi del “Palazzo” si ha comunque una conferma: anche se il Paese è ingovernabile, non ci saranno nuove elezioni nel giro di un paio di mesi, come avvenne in Grecia. Per un motivo molto evidente: se si votasse tra due mesi, i voti del Mov5S raddoppierebbero o anche più. La strategia dei due partiti maggiori è quindi di fare “melina”: di insistere cioè sulla “priorità” che deve essere data alle scelte per disinnescare la crisi economica; un’emergenza così grave da giustificare anche una riedizione della “strada maggioranza” che ha sostenuto il governo tecnico di Monti (che Berlusconi però ha già anticipato di volere tenere fuori dai giochi).
Sarebbe potuto essere la soluzione ideale, questa, in caso di “pareggio”, cioè se al successo della sinistra alla Camera fosse corrisposto quello della destra al Senato. Con i centristi di Monti esclusi dai giochi (se le loro carte le avessero avute avrebbero fatto un centro-sinistra con il Pd) Bersani e Berlusconi devono trovare un’intesa con Grillo, che come detto non ha fretta. E che assicura non solo che voterà le leggi e le riforme utili ma lascia intendere anche di essere disponibile a “ritocchi” alla Costituzione. E chiede ai giornali di spiegare che “Noi non siamo contro il mondo, siamo contro i ladri e gli incapaci che ci governano”. Fra i tre leader è cominciata insomma una partita a scacchi, due contro uno. C’è solo da aspettare per vedere chi resterà con il cerino in mano.
Carlo Rebecchi

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