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Finte consulenze, sequestrate case a ex consigliere regionale leghista: 10mila al mese al genero

Fino a 10mila euro al mese, che rischiavano addirittura di lievitare a 20mila, per distribuire qualche volantino: sono i soldi pubblici che avrebbe incassato il genero dell’ex capogruppo regionale leghista, Stefano Galli, e che sarebbero stati ‘mascherati’ dietro un co.co.co stipulato col Pirellone. Sulla carta, infatti, il parente dell’esponente del Carroccio doveva svolgere una delicata attivita’ di consulenza legislativa, degna di un fine giurista. Peccato, pero’, che lui nella vita faccia l’operaio ”imbottigliatore di acque minerali” e il suo titolo di studio sia la terza media. A mettere in piedi la truffa, da quasi 200 mila euro, ai danni della Regione Lombardia sarebbe stato – secondo le indagini del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e dei pm Antonio D’Alessio e Paolo Filippini – proprio l’ex capogruppo consiliare della Lega, Galli. E al fine di un’eventuale confisca del profitto illecito, stamani, il nucleo di polizia tributaria ha eseguito un decreto di sequestro preventivo, firmato dal gip Chiara Valori, su tre appartamenti in Valsassina: due di proprieta’ dell’ex consigliere e uno del genero, Corrado Paroli. Per un valore totale di 189.300 euro, che equivale all’ammontare netto percepito dall’operaio per le finte consulenze. Soldi che, tra l’altro – e’ il sospetto degli investigatori basato su riscontri contabili – potrebbero essere stati girati, in parte, anche allo stesso politico. Galli, non ricandidato alle ultime Regionali, e’ anche uno dei 91 ex consiglieri del Pirellone indagati per peculato per i presunti rimborsi illeciti. E proprio da quell’inchiesta e’ scaturito il nuovo ‘filone’ che lo vede accusato di ”truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche”. L’ex capogruppo del Carroccio, infatti, era gia’ balzato agli onori delle cronache per essersi fatto rimborsare con soldi pubblici i ”6.180” euro del pranzo di matrimonio tra Paroli e sua figlia. Ha poi chiesto scusa pubblicamente e annunciato la restituzione del denaro. Il 20 dicembre scorso, intanto, gli investigatori, sentendo a verbale Paroli proprio in merito al banchetto nuziale, hanno scoperto che lui per il suocero aveva svolto soltanto ”una mera collaborazione saltuaria in attivita’ di volantinaggio”. Cosa che non quadrava affatto con quel contratto di ”collaborazione coordinata e continuativa”, per un lordo di ”196.600” euro, stipulato tra lui e ”l’ufficio di Presidenza del Consiglio regionale”. Paroli, operaio di 36 anni ne’ diplomato ne’ laureato, avrebbe dovuto occuparsi della ”valutazione dell’attivita’ legislativa attinente i rapporti tra Regione ed enti locali”. L’attestazione sulla ”congruita’ del compenso” e sulla ”professionalita’ del collaboratore”, come spiega il gip, e’ stata depositata negli uffici regionali dallo stesso Galli. E sul punto il gip sottolinea quella che e’ forse l’anomalia piu’ grave: ”La struttura amministrativa, per prassi, non effettua alcun controllo neppure sul curriculum del collaboratore o sul suo titolo di studio”. Come ha accertato la Gdf, infatti, la valutazione sui ”compensi pattuiti per i collaboratori dei singoli gruppi” consiliari e’ ”rimessa all’esclusiva discrezionalita’ del presidente del gruppo”. Cosi’ Galli ha chiesto un contratto per il genero e la Regione (e quindi i contribuenti) ha pagato. E a Paroli sono stati corrisposti ”7.280 euro mensili” tra il novembre 2009 e il febbraio 2010, oltre a due ‘bonus’ di ”14.560 euro” e di ”12.600 euro”, ”tenuto conto – recita l’accordo – della qualita’ e quantita’ del lavoro”. Poi, tra il novembre 2011 e il gennaio 2012, ha portato a casa ”9.200 euro” mensili, saliti a ”10.000 mila euro” tra il febbraio 2012 e il gennaio 2013. Oltre a un compenso ”straordinario” di 20 mila euro per il dicembre 2012, questo pero’ ”non incassato”. Era stato ancora Galli, infine, scrive il gip, a chiedere di portare l’assegno a 20 mila euro al mese, ma il coinvolgimento nelle indagini sulle spese ‘pazze’ lo ha spinto poi, in tutta fretta, a revocare il contratto dal primo febbraio scorso. Ovviamente la Gdf non ha trovato traccia di ”elaborati” di consulenza firmati dal genero.

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