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SIRIA, oggi riunione a Roma del “Gruppo di alto livello”

Il segretario di Stato statunitense, John Terry, è a Roma, ma la sua preoccupazione principale non è l’Italia – anche se l’endorsement fatto dal presidente Barak Obama a Mario Monti si è rivelato un “wishful thinking” – ma la Siria, in tempi di “guerra fredda” punto di riferimenti per tutto il Vicino Oriente ed oggi Paese dilaniato dalla guerra guerra cile che, in meno di due anni, ha già fatto 70.000 morti, quasi tutti civili, con tra di loro moltissime donne e bambini.
A Roma, oggi, si riunisce infatti il Gruppo di alto livello sulla Siria, dove si discuterà appunto su come aiutare il Paese ad uscire dalla guerra civile. I Contatti in corso al Cairo tra l’opposizione siriana e i rappresentanti del regime sono infatti ad un punto morto. L’opposizione chiede infatti una soluzione, garantita da Usa e Cina, che non coinvolga in alcun modo il presidente Assad.
L’opposizione siriana rimprovera alla comunità internazionale di non fare abbastanza per sostenere la sua lotta contro il regime e nei giorni scorsi aveva anche minacciato di disertare la riunione di Roma. Kerry a quel punto si è messa al lavoro per impedire che ciò avvenga, per non compromettere l’appuntamento romano.
Così, mentre era in viaggio per Roma, da Londra Kerry ha chiamato il leader dell’opposizione, Moaz Alkhatib, per chiedergli di essere domani a Roma, “perché – ha ha assicurato – ci andiamo non per parlare ma per prendere decisioni”; aggiungendo che Assad “deve andarsene”. Alla fine, quasi certamente, gli oppositori arriveranno a Roma; ma finora non c’è alcuna certezza. Del resto gli Usa hanno scelto, come hanno già fatto anche per la Libia, di non esporsi in primo piano, preferendo lavorare dietro le quinte. Gli aiuti agli oppositori siriani, insomma, ci sono; ma non si deve dire. Come? in mille modi. Il New York Times, per esempio, ha appena rivelato che con l’approvazione (e forse i finanziamenti Usa) l’Arabia saudita trasferisce attraverso il confine giordano armi (acquistate in Croazia) ai ribelli anti Assad.
Il viaggio di Kerry – che dopo Roma porterà Kerry in Francia, Germania, Turchia, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar -è stato definito dal Dipartimento di Stato un “viaggio di ascolto”. Oltre che di Siria, i temi caldi sono l’Iran ma anche il Mali, paese che preoccupa in primo grado i francesi ma anche gli Stati Uniti, per il timore che il deserto del Sud Sahel possa diventare una piattaforma del terrorismo verso il mondo occidentale.

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