| categoria: sanità

Cura, riabilitazione, ricerca: cento amputati all’anno nel reparto di eccellenza della Fondazione S.Lucia Irccs

E’ uno dei fiori all’occhiello del Santa Lucia fin dal 1960, anno di inizio dell’attività, e con il tempo si è strutturata fino ad acquisire una dimensione scientifica importante: la cura e riabilitazione e protesizzazione dei pazienti amputati di arto inferiore, con un reparto ad hoc che negli ultimi 20 anni, diretto dal dr. Marco Traballesi, ha mediamente ricoverato ogni anno da 90 a 100 Pazienti, alcuni anche con amputazione di entrambi gli arti inferiori. In questi anni sono state ricoverate circa 1200 persone amputate, gran parte delle quali ha successivamente usufruito di controlli in regime ambulatoriale. Gli amputati, sia uomini che donne, affluiti alla sezione sono per il 65% amputati di coscia, 27% amputati di gamba, 8% biamputati; le cause di amputazione sono 30% vasculopatia aterosclerotica, 50% vasculopatia diabetica, 15% trauma, 5% neoplasia. E’ un settore di eccellenza, come altri all’interno della Fondazione Santa
Lucia IRCCS, con un percorso clinico e riabilitativo ben preciso. Il paziente all’ingresso viene valutato dall’equipe del reparto (medico, infermiere, fisioterapista, tecnico ortopedico), viene quindi definito il protocollo riabilitativo che, secondo le attuali linee guida, viene personalizzato in base alle condizioni cliniche del singolo paziente. Cinque ore di riabilitazione al giorno, con attività sia individuale che di gruppo e supporto idrocinetico se le condizioni del moncone lo consentono. Due volte a settimana viene effettuata la visita specifica per la valutazione della protesi, nella quale tutta l’equipe, in collaborazione
con tecnici ortopedici specialisti, si confronta ed ottimizza. Attorno alla pratica quotidiana di cura ruota una intensa attività scientifica che si caratterizza nella partecipazione a progetti di ricerca nazionali ed internazionali, nella partnership con altri Istituti e attività di ricerca finanziata dalle aziende produttrici delle componenti protesiche finalizzata alla valutazione dell’efficacia di nuove componenti.
Tra le ricerche recenti di maggior interesse realizzata dall’equipe del Santa Lucia quella che analizza il percorso riabilitativo dei pazienti colpiti da ictus cerebrale e da amputazione d’arto inferiore. Il fenomeno delle vasculopatie aterosclerotiche è oggi giorno in costante incremento e spesso più territori del sistema circolatorio, ad esempio il circolo carotideo e degli arti inferiori, sono colpiti contemporaneamente da tale patologia. Grazie alle moderne tecniche interventistiche si assiste ad un aumento della sopravvivenza per i pazienti colpiti ma l’associazione tra emiparesi e amputazione d’arto inferiore nello stesso paziente porta ad una
condizione di grave disabilità rendendo più impegnativo e lungo il percorso riabilitativo, aumentando i costi e riducendo la possibilità di recupero dell’autonomia nelle attività della vita quotidiana. Diversi studi riportano la prevalenza di questa doppia disabilità tra l’8% e il 18%. In quest’ultimo studio è stato indagato il destino di tali pazienti valutandoli con un follow-up dopo circa 3 anni dalla dimissione dalla Fondazione Santa Lucia.
Sono stati reclutati 44 pazienti (età media 68±9 anni) affetti da doppia disabilità, con amputazione trans-femorale o trans-tibiale e ne sono state valutate l’autonomia nelle attività della vita quotidiana con e senza protesi e l’abilità motoria con la protesi. Lo studio ha evidenziato come in questi pazienti ci sia una riduzione del 13% dell’abilità motoria con la protesi e del 10% dell’autonomia nelle attività della vita quotidiana. Circa il 23 % dei pazienti aveva sospeso
l’uso della protesi. I fattori che maggiormente incidono sul precoce abbandono dell’uso della protesi e sulla riduzione dello status funzionale è la presenza dell’amputazione in un emilato corporeo e della paresi nell’emilato controlaterale. Inoltre si è evidenziato come maggiore sia la severità dell’emiparesi e più alto sia il livello di amputazione minore è la probabilità di mantenere l’autonomia raggiunta dopo il trattamento riabilitativo.Questo è il primo lavoro pubblicato a livello internazionale che indaga sul destino dei pazienti affetti da doppia disabilità: i fattori prognostici riscontrati possono essere d’aiuto per il team riabilitativo per
concentrare le risorse nei pazienti con maggior possibilità di recupero e di mantenimento delle autonomie funzionali. Infatti, se da un lato alcuni amputati tendono ad abbandonare l’uso della protesi, dall’altro ben il 65% dei soggetti utilizza ancora la protesi per circa 4 ore al giorno 5 giorni alla settimana, dato che indica come sia fondamentale un buon trattamento riabilitativo anche in persone che presentano questa grave doppia disabilità.

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