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Coppia italiana si rivolge a Corte europea diritti umani per cognome madre ai figli

Strasburgo - Corte europea diritti umani

Mettere il cognome della madre ai propri figli in Italia non si può. Dopo anni di battaglie in tribunale, ben 14 anni per l’esattezza, una coppia di italiani, Alessandra Cusan e Luigi Fazzo hanno portato il loro caso davanti alla Corte europea dei diritti umani.
I coniugi sostengono che il rifiuto delle autorita’ italiane all’utilizzo del cognome della madre, per i loro 3 figli, costituisce una violazione del loro diritto alla vita privata e familiare, oltre a quello a non essere oggetto di discriminazione, e quindi a vedere tutelata la parita’ dei coniugi.
I giudici, almeno per il momento, sembrano orientati a pensare che la coppia possa anche aver ragione: hanno infatti comunicato il caso a Roma, che ora dovra’ dare delle giustificazioni. Di fatto si dovra’ rispondere secondo quali criteri in Italia e’ obbligatorio dare ai figli il cognome del padre. In base alle risposte del governo la Corte valutera’ poi se il ricorso e’ in ammissibile e in caso affermativo si pronuncera’ sul merito.
La battaglia della coppia Cusan-Fazzo ha inizio nell’aprile del 1999, con la nascita di Maddalena. I genitori chiedono di registrare la bambina col cognome della madre ma all’anagrafe rifiutano. I coniugi fanno allora ricorso al tribunale di Milano che tuttavia lo rigetta asserendo che, anche se non c’e’ una legge specifica che imponga di dare il cognome del padre ai figli, questa e’ tuttavia una regola radicata nella coscienza sociale e nella storia italiana.
Il caso arriva fino alla Corte Costituzionale, che pur dichiarando la questione irricevibile, osserva come l’attuale sistema sia frutto di una concezione patriarcale della famiglia che non e’ piu’ compatibile col principio costituzionale della parita’ tra uomo e donna. E alla stessa conclusione arriva per ben due volte anche la Cassazione che si e’ pronunciata sulla questione per l’ultima volta nel settembre del 2008.
Ma tutto questo non ha cambiato la situazione. Nel frattempo nel corso della scorsa legislatura sono stati presentati 5 progetti di legge alla Camera e 2 disegni di legge al Senato per modificare quegli articoli del codice civile che dettano le regole per il cognome dei coniugi e dei loro figli. Ma non si e’ mai arrivati alla discussione. E sono rimasti chiusi nel cassetto di qualche commissione, perchè è evidente che non si vuole cambiare cultura in Italia. Ma se la Corte di Strasburgo dovesse condannare l’Italia, il parlamento si trovera’ costretto a rivedere la legislazione in materia. Redazione Online News

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