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IL PUNTO/ Il “gran giorno” di Bersani, avrà via libera dal Pd. Ma senza convinzione

Domani per le prospettive di formazione del nuovo governo, è un “grande giorno”: quello in cui, nella Direzione del partito Democratico, prima ancora che durante le consultazioni del presidente Napolitano con i partiti al Quirinale, si determineranno gli equilibri sulla base dei quali dare all’Italia un governo. Che lo sbocco del rebus post-elettorale passi prima di tutto in Casa Pd è evidente. Bersani si aspetta un endorsement pieno: nei giorni scorsi ha disinnescato la proposta di Massimo D’Alema per un governissimo con il Pdl berlusconiano e domani solleciterà alla direzione un appoggio pieno per ottenere l’incarico sulla base di un programma che fa l’occhiolino al M5S di Beppe Grillo.

La novità dell’ultima ora è che alla riunione della direzione parteciperà anche il sindaco di Firenze Matteo Renzi. Nessuna paura, Renzi – che pure sulla questione governo la pensa diversamente dal segretario – non si opporrà a Bersani. Rimarrà fedele alla sua frase storica quella di “niente pugnalate alle spalle”. Del resto sa di essere “il futuro” del Pd (così disse Enrico Letta, attuale braccio destro di Bersani). E dunque gli conviene aspettare che gli eventi compiano il loro corso.

Il sostegno a Bersani – compreso quello di Renzi – è scontato, in Direzione. Non altrettanto si può dire, invece, per quel che riguarda gli elettori del Pd, la gente comune, il polo della sinistra. Sarà pure dettata della volontà di dare governabilità al Paese, la ricerca del consenso di Grillo, ma è una cosa che non tutti i riformisti di sinistra accettano volentieri. Grillo è il nuovo, ma per che cosa? La risposta è ancora avvolta nel mistero. Su un solo punto Grillo è stato chiaro: la richiesta del referendum per uscire dall’Euro. Una scelta in linea di collisione totale con la politica del Pd.

E questo, va sottolineato, potrebbe addirittura, secondo alcuni, convincere Napolitano a scegliere un altro candidato a formare il governo, anche se tutti sono convinti che alla fine il capo dello Stato un “giro” al candidato premier del Pd finirà con il farlo fare, magari con un incarico “esplorativo” che attenui le conseguenze di un probabile fallimento. Poi, in seconda battuta, partirà l’incarico quello vero, per un governo – di scopo, del presidente o come altro si voglia chiamare – per un esecutivo che tenga l’Italia agganciata all’Europa e faccia se possibile ripartire l’economia.

Il nome che circola sui giornali per il governo di scopo è quello del ministro dell’interno Cancellieri. Un governo che riporti l’Italia alle urne in autunno. Quando, qui la previsione è facile, alla guida del Pd ci sarà certamente Renzi. E, al centro, Scelta civica di Mario Monti si sarà data strutture per poter accogliere e “riciclare” buona parte dell’elettorato del Pdl berlusconiano. Con l’obiettivo di fermare l’armata dei “grillini”.

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