| categoria: esteri, Senza categoria

VENEZUELA/ 3 – Mosca teme per i contratti, arriva lo “zar” dell’energia

Igor Sechin

Lo ‘zar’ dell’energia russo Igor Sechin tornera’ a Caracas per partecipare ai funerali di Hugo Chavez. A fine gennaio, con l’aggravarsi delle condizioni del presidente rieletto che non era stato in grado di prestare giuramento per l’aggravarsi della sua malattia, il presidente della Rosneft e del consiglio di amministrazione della Rosneftegaz era gia’ volato in Venezuela per assicurarsi della stabilita’ degli investimenti di Mosca (26 miliardi di dollari, secondo la valutazione di Moscow Times). Malgrado le dichiarazioni ufficiali, adesso la Russia nasconde con fatica il timore per la sorte dei contratti sottoscritti con il Venezuela di Chavez, oltre che nel settore dell’energia, nella difesa e nella finanza. Malgrado le rassicurazioni del ministro del commercio russo Denis Manturov, per il quale, come ha ribadito oggi, ”gli accordi sono stati firmati con lo stato, quindi i nostri partner venezuelani sono soggetti agli obblighi contrattuali”. La verita’ di cui tutti sono al corrente e’ che gli investimenti russi in Venezuela sono a rischio, come spiega in una intervista all’agenzia di stampa Ria Novosti Alexandr Pasechnik, responsabile delle ricerche del Fondo per la sicurezza energetica nazionale. ”Tutti i contratti sono direttamente legati a Chavez. Malgrado le notizie della sua grave malattia che si e’ cominciato a considerare circa un anno fa, la Russia ha continuato a investire, invece che iniziare a ritirarsi dai suoi progetti nel paese latinoamericano e ammettere che la strategia non era quella giusta”, afferma citando come alternativa di investimento al Venezuela, la Siberia orientale. Il ritorno di Sechin, a cui Dmitry Medvedev aveva limitato i poteri nell’ultima fase del suo mandato al Cremlino, e’ stato reso possibile dalla rielezione di Vladimir Putin esattamente lo scorso anno. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov lo ha spiegato chiaramente oggi: se Chavez e’ stato l’artefice della relazione ”multidimensionale” fra la Russia e Venezuela, Sechin e’ stato ”l’iniziatore pro attivo dei progetti congiunti”. I contratti sottoscritti dai due paesi grazie al pagamento di bonus miliardari versati dai russi solo per entrare nel mercato oltre che al buon rapporto personale fra Chavez e Sechin sono, solo nel settore petrolifero, cinque, con l’estrazione prevista di 50 milioni di tonnellate l’anno, pari a piu’ di un milione di barili al giorno per un investimento complessivo di 17 miliardi di dollari, dieci miliardi dei quali sono a carico di Rosneft. Il progetto principale e’ quello del giacimento di Junin-6, attivo a livello commerciale dallo scorso mese di settembre, che si aggiunge a Junin-3, sempre lungo la cintura petrolifera del fiume Orinoco. Il primo progetto vede coinvolti il Consorzio nazionale petrolifero russo -di cui fanno parte GazpromNeft, Lukoil, Rosneft, TNK-BP (le cui quote finiranno in Rosneft una volta completato l’assorbimento cosi’ come quelle di Surgutneftegaz lo scorso gennaio)- e la compagnia di stato venezualana PDVSA, e il secondo la Lukoil. Rosneft e’ inoltre coinvolta nello sfruttamento di Carabobo-2 insieme alla PDVSA dopo aver versato un bonus di un miliardo di dollari per axquisire il 40 per cento delle azioni e aver assicurato un prestito di 1,5 miliardi alla compagnia venezuelana. Fra il 2005 e il 2007, il Venezuela ha inoltre firmato contratti con la Russia del valore di quattro miliardi di dollari per l’acquisto di aerei da guerra Sukhoi, elicotteri da combattimento e armi di piccolo taglio a cui nel 2010 si e’ aggiunto il contratto da 2,2 miliardi di dollari per l’acquisto di carri armati T-72 e sistemi di difesa aerea S-300. ”E’ stato Chavez ad aprire le porte dell’America Latina alla Russia, con i grandi contratti nel settore della difesa e facendo entrare nel suo paese Lukoil, Gazprom e le Ferrovie russe e altre compagnie ancora”, ha confermato Vladimir Sudarev, vice direttore dell’Istituto latinoamericano dell’Accademia russa delle scienze. ”Se saranno convocate le elezioni entro un mese, possiamo prevedere con certezza che vincera’ la squadra di Chavez guidata dal vice presidente Nicolas Maduro, perche’ l’opposizione non sara’ ancora riuscita a consolidarsi, in tal caso non ci sono timori per la cancellazione di contratti e l’uscita delle compagnie russe dal paese. Nel secondo scenario invece le elezioni potranno essere convocate entro sei mesi consentendo all’opposizione di presentare un candidato unico, consolidare i suoi ranghi e vincerle: questo portera’ a un ripensamento radicale della politica estera del Venezuela, ma anche in questo caso non si discutera’ la cancellazione dei contratti, perche’ sono stati firmati dal governo, non personamente da Chavez. Ma in questa situazione il clima di lavoro per le compagnie russe non migliorera’ sicuramente”, conclude l’analista, senza dire pero’ che il leader dell’opposizione Henrique Capriles, ex governatore dello stato di Miranda, ha gia’ annunciato che se diventera’ presidente non acquistera’ piu’ armi dalla Russia.

Ti potrebbero interessare anche:

Monti mangia un po' alla volta i suoi alleati. Tremano Fini e Casini
Maxiconcorsi fuori dal Gra, Alemanno attacca: vedremo chi dovrà pagare
Nuova tragedia nel Mediterraneo, almeno 20 morti al largo della Libia
Medici non obiettori, 'la legge non prevede la selezione'. E il San Camillo diventa un caso
Frizzi di nuovo in tv, a sorpresa alla Prova del Cuoco
Berlusconi chiede la riabilitazione: vuole correre di nuovo alle elezioni



wordpress stat