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Più impegno UE contro le infezioni ospedaliere

La sicurezza dei malati attraverso la prevenzione e il controllo delle infezioni nei luoghi di cura è stato il tema affrontato due giorni fa dal Consiglio informale dei Ministri della Salute dell’Unione Europea che si è svolto a Dublino. Ogni anno nei Paesi dell’Unione muoiono per infezioni correlate ai luoghi di cura 37 mila persone. Il Ministro della Salute, prof. Renato Balduzzi nel suo intervento ha sottolineato che “vanno implementati programmi di monitoraggio delle infezioni e di formazione del personale sanitario, attraverso anche la costituzioni di gruppi di interesse a livello aziendale, l’adozione di pratiche igieniche più sicure e la conduzione di audit sul tema”.
La proposta dell’Italia alla riunione di Dublino è che l’Unione fornisca supporto tecnico-giuridico affinché ogni Stato membro istituisca un gruppo di coordinamento nazionale, in grado di definire e diffondere linee guida e indirizzo, anche in relazione all’antibiotico-resistenza.
Il Ministro Balduzzi, a proposito di questo ultimo argomento, ma anche più in generale per tutte le infezioni correlate all’assistenza, ha rilevato che la Commissione europea potrebbe dare un supporto agli Stati membri anche attraverso periodiche campagne di comunicazione rivolte sia agli operatori sanitari, sia alla popolazione generale. “Non si può che esprimere grande soddisfazione – ha sottolineato il Dott. Luigi Toma, infettivologo degli Istituti Fisioterapi Ospitalieri (IFO) – per l’iniziativa attuata dai Ministri della Salute dell’Unione Europea in merito alle infezioni nei luoghi di cura. Purtroppo si tratta di un fenomeno in drammatico aumento in tutti i Paesi UE e sempre più spesso causato da germi pan-resistenti che non rispondono più ad alcun tipo di terapia antibiotica. Tale situazione determina un elevato numero di decessi ed un aumento considerevole della spesa sanitaria. Si auspica quindi che nel più breve tempo possibile ci siano da parte dell’UE impegni concreti, anche di tipo economico, per ridurre sia il numero di decessi per tali patologie sia il relativo incremento delle spese sanitarie correlate.”

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