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Conclave al via, per il nuovo Papa almeno 77 voti

Serviranno almeno 77 voti, ovvero i due terzi del collegio dei cardinali elettori, per essere eletto Papa e successore di Benedetto XVI. Da domani, con l’avvio del Conclave, entra infatti in vigore una nuova norma elettorale promulgata nel giugno 2007 da Ratzinger con un ‘Motu Proprio’, modificando quanto previsto in proposito dalla Costituzione Apostolica ‘Universi Dominici gregis’ con cui Giovanni Paolo II aveva abolita l’elezione per acclamazione e reso obbligatorio invece lo scrutinio segreto. Ma 77 voti sono tantissimi nella Chiesa di oggi, sotto choc per le sostanzialmente inattese dimissioni di Benedetto XVI, seguite peraltro agli scandali del 2010 per gli abusi sessuali e alla vicenda Vatileaks finita con un processo penale che ha fotografato quello che nella sua ultima celebrazione pubblica Papa Ratzinger ha definito “il volto della Chiesa deturpato dalle divisioni”. Tutti prevedono, dunque, che domani sera la prima fumata sara’ nera, e anche il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, sembra pensarla nello stesso modo. Alcuni cardinali, come il francescano Fox Napier di Durban, si spingono addirittura a prevedere che il Conclave sara’ abbastanza lungo, forse con piu’ di 7 votazioni (e dunque per avere il Papa si andrebbe almeno a giovedi’ 14). In effetti il sistema elettorale voluto da Benedetto XVI nel 2007 rende meno facile l’elezione, anche sotto il profilo psicologico. Prima del motu proprio del 2007, infatti, con le norme volute da Giovanni Paolo II c’era la prospettiva di poter comunque eleggere al 34esimo scrutinio il Papa con una maggioranza del 50 per cento piu’ uno, e se un candidato oltrepassava quella soglia era del tutto naturale che moltissimi cardinali convergessero su di lui per risparmiare un inutile e imbarazzante prolungarsi del Conclave davanti agli occhi di quello che poi sarebbe stato inevitabilmente il Papa. Questa volta non andra’ cosi’: se un terzo degli elettori e’ contrario all’elezione puo’ davvero impedirla per sempre, dunque sara’ necessario cambiare candidato. Da qui nascono i ragionamenti su come potra’ andare il Conclave a partire gia’ da domani pomeriggio (se i cardinali decideranno di votare subito, come l’altra volta, altrimenti alle 20, invece della fumata nera, arrivera’ un sms del portavoce per far sapere che i cardinali sono gia’ a cena a Santa Marta). In sostanza potrebbero esserci voti per 4 diversi cardinali, che peserebbero cosi’ la loro “forza” dall’inizio. E questi potrebbero essere Angelo Scola, il 71enne arcivescovo di Milano, che pur essendo il “super-favorito” di questo Conclave e’ privo tuttavia di un gruppo omogeneo di sostenitori (il che forse aiuta, in quanto potrebbe pescare tra tutte le nazionalita’ e le tendenze) il principale antagonista che e’ Odilo Scherer, il 63enne arcivescovo di San Paolo del Brasile portato pero’ dai curiali vicini al decano Angelo Sodano come Giovanni Battista Re e Giovanni Lajolo, nonche’ da alcuni ex diplomatici come Paolo Romeo e Audrys Backis di Vilnius; il presidente dei vescovi Usa Timothy Dolan, l’arcivescovo anche lui 63enne di New York, che se ricevera’ un numero consistente di voti potrebbe poi cedere il passo al grande outsider di questo elezione, il cappuccino Sean O’Malley, molto stimato dallo stesso Scola che lo volle relatore all’Incontro Mondiale delle Famiglie lo scorso giugno a Milano; infine ci sara’ presumibilmente un candidato promosso da Tarcisio Bertone, il 75enne presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi Francesco Coccopalmerio (ausiliare prediletto del cardinale Carlo Maria Martini) o il 76enne arciprete di Santa Maria Maggiore, Santos de Abryl y Castillo, che piace a diversi latino-americani. Come andra’ e’ difficile dirlo ora, anche perche’ nella storia e’ accaduto che i Conclavi durassero poche ore soltanto in quanto i cardinali si sentirono ispirati dallo Spirito Santo e accalamarono il nuovo Papa appena entrati in Sistina. Giovanni Paolo II lo ha escluso abolendo l’elezione per acclamazione, ma nulla vieterebbe ai cardinali, se lo Spirito Santo si facesse sentire gia’ domani con chiarezza nei loro cuori, di votare tutti e subito lo stesso candidato alla prima votazione. L’unica certezza, ad oggi, e’ che domani la messa “Pro Eligendo Pontifice” sara’ presieduta dall’attuale cardinale decano Angelo Sodano, che poi non entrera’ in Conclave essendo 85enne. Potrebbe essere dunque – ma qui torniamo nel campo delle ipotesi e degli auspici – anche l’ultimo atto pubblico che vedra’ protagonista l’ex nunzio in Cile, che nell’aprile 1987 accompagno’ Giovanni Paolo II e Pinochet ad affacciarsi insieme dal balcone del Palazzo La Moneda, a Santiago del Cile, e che da un quinquennio e’ in attesa di avvicendamento nell’incarico di decano, un ruolo che vede proprio nel Conclave la sua principale ragion d’essere.

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