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ISRAELE/ Governo, la destra dà spazio ai centristi

Un nuovo governo israeliano, di centro-destra, e’ in vista. E’ stato uno sforzo estenuante, ma Benyamin Netanyahu ritiene di avercela fatta. Oggi, nella consueta seduta del consiglio dei ministri, ha ringraziato i colleghi di governo per il lavoro degli ultimi quattro anni, ”che ha fatto di Israele un Paese piu’ prospero, piu’ sicuro e piu’ progredito”. Adesso, ha aggiunto, occorre fare strada alla nuova coalizione di governo (che sara’ perfezionata a giorni) davanti alla quale si prospettano gia’ svariate sfide: la sicurezza, innanzi tutto, ma anche la giustizia sociale ed una piu’ giusta ripartizione degli oneri sociali. Sara’, secondo quanto ha appreso la stampa, un governo di centro-destra con vocazione laica. Per la prima volta dal 2003, clamorosamente esclusi i due partiti ortodossi (tradizionali alleati di Netanyahu), a causa della netta opposizione dei centristi di Yair Lapid: il giornalista televisivo che alla guida della formazione Yesh Atid (C’e’ un futuro) ha ottenuto un successo eclatante nelle legislative del 22 gennaio. I centristi – che in parte esprimono le aspirazioni dei gruppi di indignados che hanno invaso le piazze nella calda estate del 2011 – hanno ricevuto da Netanyahu ampie possibilita’ di forgiare a loro immagine la societa’ israeliana. Lapid – esordiente nella politica – fungera’ da ministro delle Finanze; il suo partito avra’ anche il ministero degli Interni e probabilmente quello dell’Assistenza sociale. Un’altra dirigente centrista, Tzipi Livni, sara’ ministra della Giustizia e ‘coordinatrice’ del processo di pace. Ma le forze nazionaliste saranno pure ben piazzate nel nuovo governo. Avigdor Lieberman ha ottenuto l’impegno che gli sara’ conservato il ministero degli Esteri, nella fiducia che uscira’ indenne da un processo per frode ed abuso di ufficio che iniziera’ fra due mesi: nel frattempo l’interim sara’ assicurato da un ministro del Likud. Alla Difesa andra’ Moshe Yaalon, un ‘falco’ del Likud. E un peso importante nel governo avra’ anche Naftali Bennett, leader del ‘Focolare ebraico’ che esprime in buona parte il movimento dei coloni. Un suo compagno di partito diventera’, non a caso, ministro per l’Edilizia: dunque in grado di vanificare ogni ipotesi di congelamento delle colonie. Nel Likud intanto infuria la lotta fra i dirigenti che cercano di aggiudicarsi in extremis quel poco che resta delle posizioni di potere. In particolare desta scalpore la decisione di Netanyahu di non confermare in carica il presidente della Knesset Reuven Rivlin che in passato si e’ scontrato a piu’ riprese con la destra militante del partito per difendere i principi della corrente liberale. E adesso – come in precedenza per i ministri Benyamin Begin e Dan Meridor – e’ giunta anche per lui la resa dei conti.

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