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Pd nel caos. Bersani si affida a una troika: il mandato è solo ricognizione

Un mandato di sola “ricognizione”, nessuna proposta. Luigi Zanda, Rosa Calipari, Davide Zoggia avvieranno nelle prossime ore contatti con i gruppi parlamentari per verificare se ci sono le condizioni per quella “corresponsabilita’ istituzionale” che, anche oggi, Pier Luigi Bersani ha messo sul tavolo parlando davanti ai 408 neo-parlamentari democratici. Vedere se c’e’ lo spazio per una condivisione negli incarichi istituzionali a partire dalle presidenze di Camera e Senato. I grillini hanno fatto sapere che ci staranno: “Ci aspettiamo due questori e due vicepresidenti”, dice il capogruppo a palazzo Madama, Vito Crimi. I 5 Stelle, insomma, saranno della partita. E sulla presidenza di una delle Camere? “Se vogliono darcela, noi diciamo grazie”. Il Pd ascoltera’ anche la posizione di Pdl e coalizione montiana e tra domani e dopodomani si vedra’ se ci sono le condizioni per una ‘compartecipazione’ nei ruoli istituzionali. Giovedi’ i senatori e i deputati del Pd si riuniranno, in modo distinto, e in quella sede verranno indicati i nomi da votare, a partire da venerdi’, per Camera e Senato. Per ora, questi i pochi punti fermi in una situazione complicata dal caos post-elettorale e dallo stato dei rapporti dentro il Pd, dove nella vecchia maggioranza bersaniana si muovono le componenti che fanno capo a Dario Franceschini e Enrico Letta. Tanti in quell’area guardano a Matteo Renzi. “E’ il futuro”. Sebbene l’attivismo del sindaco in questi giorni, tra l’attacco sul finanziamento ai partiti e la questione della due diligence sui costi del Pd, non sia piaciuto. Anche a quelli che definiscono Renzi il “futuro”. Poi sul rapporto con i grillini la dialettica diventa un vero e proprio botta e risposta a distanza tra Bersani e Renzi. “Non cerchiamo deputati o senatori”, mette in chiaro il segretario. Nessun ‘scilipotismo’. Ma il sindaco insiste: “Trattative discutibili”. In serata pero’ arriva una precisazione: “Non mi riferivo al Pd”. A Pier Luigi Bersani era rimasta di traverso quella battuta di Renzi da Fabio Fazio. “Non facciamo dei grillini i nostri Scilipoti”. E oggi s’e’ visto quando con un certo calore, all’assemblea dei neo-eletti Pd, si e’ rivolto indirettamente al sindaco. “Non si diffonda l’idea che siam qui ad andarci a cercare dei senatori e dei deputati. Non lo accetto. Tanto meno se viene da qualcuno di casa nostra. A noi interessano le posizioni politiche”, ha scandito Bersani. Ed ancora: “Noi non abbiamo aperto diplomazie, non e’ in corso nulla di tutto questo. Noi vogliamo coltivare all’aperto una idea con la quale ci rivolgiamo al Parlamento, con un programma alla luce del sole con il quale diciamo ‘adesso si puo””. Ma le parole del segretario non sembrano aver turbato il sindaco di Firenze che, nel pomeriggio, rinnova l’affondo. “C’e’ chi tenta di risolvere l’impasse istituzionale nella quale siamo, fino all’ultimo giorno, con una trattativa molto, molto discutibile”. Renzi specifica in serata che non si riferiva al Pd parlando di ‘trattativa discutibile’. Di certo, il sindaco non nutre particolare fiducia pero’ nel tentativo del governo di minoranza di Bersani. “Io faccio il tifo perche’ Bersani ce la faccia. Ma non sono ottimista, con Grillo che continua dire di no tutti i giorni”. E se Bersani non ce la fa? “Se non ce la fa, giocoforza si andra’ alle elezioni: che sia tra 3 mesi, 6 mesi, un anno o due anni, non lo sappiamo, ma l’esito delle elezioni lascia intendere che questa legislatura non sara’ la piu’ lunga della storia repubblicana. Non e’ che si sta 5 anni con un governo Pd-Pdl o con un governo di minoranza…”. – Domani e dopodomani Renzi dovrebbe essere a Roma. Forse potrebbe uscirci una chiacchierata chiarificatrice con Bersani. Al momento non c’e’ nulla di definito. Certo, l’attivismo del sindaco ha fatto storcere parecchi dirigenti dem. L’ultimo caso quello del documento sui costi del Pd bollato da Matteo Orfini come “dossieraggio”. Risponde Renzi: “Non so cosa significhi richiamare oggi espressioni come ‘dossieraggio’. Io sono uno di quelli che non da ora, non dalle primarie, ma addirittura dalla Leopolda, propone di abolire il finanziamento pubblico ai partiti, di dimezzare il numero dei parlamentari e di rendere trasparenti tutte le spese”. Ma il Pd costa troppo? “Quando metteranno online tutte le spese, potro’ rispondere”. Insomma, Renzi rimette i panni della campagna delle primarie con il cavallo di battaglia dell’abolizione del finanziamento ai partiti. “Si’ -ha detto oggi all’assemblea del Pd, Ileana Argentin- ma Renzi non faccia troppo il dritto. A Roma si dice’: ce stanno i dritti perche’ ce stanno i fessi. E lui non po’ fa’ il dritto con me, perche’senno’ sarei una gran fessa…”. Sul versante dell’abolizione del finanziamento Bersani, oltre a Renzi, si trova a fronteggiare il martellamento grillino. Oggi Beppe Grillo con una trovata mediatica ha fatto bingo in rete. Ha messo su Twitter un fac-simile di dichiarazione di cessione degli oltre 48 milioni di rimbordo da parte del Pd, con l’invito: Bersani firma qui. E’ diventato un tormentone. Ribatte il segretario: “Noi abbiamo una proposta sul finanziamento ai partiti per un meccanismo che superi quello attuale. Solo che io intendo che la discussione si leghi alla trasparenza nei partiti. Non e’ una banalita’. Un partito che non ha democrazia interna puo’ andare al governo del Paese e trasferire la mancanza di democrazia che c’e’ nel partito, al Paese”.

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