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Ceriana, nell’entroterra ligure la Pasqua si festeggia cantando in latino

Nel borgo di Ceriana, a diciannove chilometri da Sanremo, nel cuore della valle Armea, le celebrazioni della Settimana Santa sono davvero insolite: dalla domenica delle Palme a quella di Pasqua quattro cori, che rappresentano quattro diverse confraternite, si sfidano sulle note di musiche sacre e al suono cupo di corni fabbricati con la corteccia di castagno, mirabilmente attorcigliata su stessa secondo un’arte tramandata nei secoli dai maestri artigiani. E’ un modo insolito ma suggestivo ed emozionante di festeggiare la Pasqua secondo una tradizione millenaria che coinvolge cittadini e visitatori. Protagonisti sono la musica sacra e i canti in latino delle quattro confraternite: i Neri dell’oratorio di sant’Andrea, i Verdi di quello di santa Marta, i Rossi dell’oratorio di santa Caterina e gli Azzurri della Visitazione.
Si esibiscono ufficialmente la sera del Giovedì santo dopo la Messa davanti all’altare di Reposizione che rappresenta l’undicesima stazione della Via Crucis, intonando le note degli antichi Miserere, Stabat Mater e delle Laude penitenziali (canti popolari della Via Crucis) con l’accompagnamento dei corni e delle tabulae, tavolette di legno dotate di un pezzo di ferro che, colpito, produce un suono profondo. Nel pomeriggio del Venerdì santo si svolge l’attesa processione delle confraternite – molti di loro sfilano incappucciati – e degli Angioletti, con l’esecuzione di antichi canti penitenziali e la rappresentazione del dolore di Cristo con frustate e sangue.

Al termine del corteo vengono distribuiti i frisciöi, antico nutrimento simile a invitanti frittelle. I riti pasquali proseguono sabato sera con una veglia e la domenica terminano con la Messa solenne cantata e una visita alle chiese delle Confraternite: dall’entrata a Ceriana si arriva subito all’oratorio di santa Caterina, dalla scenografica facciata seicentesca, e si prosegue salendo verso la chiesa della Visitazione, gioiello barocco, e l’oratorio di santa Marta del secolo XVIII. Prima di giungere in cima dove si trova la chiesa di sant’Andrea, che domina il borgo con le sue quattro colonne doriche provenienti da un tempio pagano e un prezioso crocefisso trecentesco, è bene entrare nella settecentesca chiesa dei santi Pietro e Paolo, parrocchiale con due campanili, che conserva interessanti opere sacre, un coro ligneo seicentesco e nella sagrestia uno splendido altare di tiglio finemente intagliato nella seconda metà del secolo XVI.

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