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Fumata nera, piazza delusa: a San Pietro vince la pioggia

Gli occhi rivolti al cielo. Lassù, in alto, sulla Cappella Sistina, in attesa del verdetto del comignolo. Fumata nera. La prima votazione dei cardinali non è andata a buon fine. Per l’elezione del Papa bisognerà attendere, certamente almeno fino a domani. E i fedeli, arrivati numerosi a San Pietro solo in serata grazie alla piccola tregua concessa dal maltempo, hanno accolto la notizia con un prolungato brusio di delusione. Il loro “Nooo” si distingue chiaramente. “Era già tutto scritto”, dice qualcuno. “Non avremo un Papa prima di due o tre giorni”, azzarda una previsione un altro. Qualcuno si incammina subito per lasciare la piazza; altri rimangono a commentare con i parenti, gli amici, e anche gli sconosciuti, i ‘vicini di posto’ più o meno speranzosi o disillusi. Quasi tutti arrivati in massa all’ultimo momento. La pioggia, d’altra parte, non ha certo favorito chi oggi è giunto a San Pietro per assistere all’apertura del Conclave, attraverso i quattro maxischermi posti ai lati della basilica. L’afflusso è stato lento, e anche le parole di padre Lombardi, portavoce vaticano e buon profeta, hanno pesato: al primo giorno di Conclave “ci attendiamo una fumata nera”, aveva detto alla vigilia. Così, con una partecipazione numericamente (ed emotivamente) inferiore alle attese, la prima giornata di voto per il nuovo Pontefice è stata molto più mediatica che spirituale. Più di 5.500 i giornalisti accreditati, centinaia le telecamere in piazza, decine i reporter a caccia di commenti, preferenze, emozioni. Scarse, scarsissime, le risposte di chi ha deciso di parlare davanti a una telecamera, durante la messa ‘Pro Eligendo Romano Pontifice’ al mattino. Senza mai sbilanciarsi per questo o quel papabile, auspicando un Pontefice che stia vicino alla gente. “Che venga dall’Africa, dall’America o dall’Europa, poco importa. La chiesa è universale. L’importante è che sia un Papa che comprenda i bisogni della Chiesa”, ha spiegato Nabil, seminarista sudanese al Collegio Propaganda Fide. “Ho sentito possa essere europeo, o americano. Io preferirei fosse asiatico, magari il filippino Luis Antonio Tagle: sarebbe perfetto”, ha commentato padre Paul Robinson, che arriva dallo Sri Lanka. A metà giornata, il cielo si è fatto sempre più nero e minaccioso. E mentre i cardinali consumavano il loro pranzo frugale, su Roma si è abbattuto un forte temporale. La piazza si è svutata. Restavano i giornalisti, le forze dell’ordine, il personale della protezione civile, dei vigili del fuoco, dell’assistensza sanitaria. E uno sparuto gruppo di fedeli, forse solo curiosi o semplicemente turisti. Alcuni italiani, altri stranieri, per la maggior parte asiatici, soprattutto giapponesi. Taluni sono sfilati via rapidamente, infreddoliti, proprio mentre i cardinali, entrati in cappella Sistina, pronunciavano il loro giuramento. E al momento dell’extra omnes c’era davvero poca gente a piazza San Pietro. Tra loro, anche due attiviste di Femen, che poco dopo andranno in scena con la loro protesta a seno nudo. Un fumogeno rosa, la scritta ‘No pope’ e ‘No more war’, qualche urlo. La polizia, prontamente intervenuta, le ha trascinate via per identificarle. Intanto la pioggia ha concesso una tregua, manca davvero poco al possibile annuncio, la piazza si rianima. E il primo giorno di Conclave diventa un po’ meno mediatico e un po’ più ‘popolare’. I fedeli chiedono “un Papa per la gente, tra la gente”. Non c’è ancora un nome. Domani mattina si rivota.

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